
Processo ai narcos di Tor Bella Monaca e Tuscolano: 180 anni di carcere
Il panorama giudiziario romano si arricchisce di una sentenza significativa che colpisce al cuore due organizzazioni criminali capaci di monopolizzare lo spaccio di stupefacenti in quadranti nevralgici della città. Il giudice per l’udienza preliminare ha emesso trenta condanne che sommano complessivamente quasi 180 anni di reclusione, una decisione che giunge al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato e che tiene conto dei benefici di legge previsti per tale scelta procedurale. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, figurano due sodalizi distinti ma strettamente interconnessi, che operavano in una sorta di partnership commerciale per inondare di cocaina e hashish le zone di Tor Bella Monaca e del Tuscolano.
Secondo quanto emerso dalle indagini e confermato dal verdetto, la struttura del primo gruppo faceva capo a Christian Damiani, attualmente latitante, descritto come il «promotore e organizzatore» incaricato di coordinare ogni singola attività dell’associazione. Il suo braccio destro operativo è stato individuato in Alessio Lori, figura tragica che ha concluso la propria esistenza nel novembre del 2024. Il legame tra i due era nato tra le mura del carcere di Rebibbia tra il 2018 e il 2019, periodo in cui Lori metteva «a disposizione del complice i propri canali» per consolidare il mercato dello spaccio. In questo contesto è emerso il ruolo di un’avvocata, Lucia Gargano, condannata a 5 anni e 4 mesi, accusata di aver agito come intermediaria tra i due durante i colloqui in carcere, trasmettendo pizzini e indicazioni operative.
Le accuse nei confronti della legale descrivono un sistema in cui il mandato professionale veniva piegato alle esigenze del clan, consentendo il passaggio di strumenti tecnologici come schede sim e telefoni cellulari necessari per «mantenere i contatti funzionali alla gestione delle attività». Oltre alla Gargano, tra i nomi di rilievo spicca quello di Gianluca De Dominicis, condannato a 12 anni, il cui compito era il recupero e lo smistamento della droga attraverso una rete di contatti fidati che si occupavano di custodire la merce in luoghi sicuri. Il rifornimento delle sostanze era garantito da un secondo gruppo guidato da Fabrizio Capogna, ora collaboratore di giustizia, che ha ricevuto una condanna a 8 anni.
Il gruppo di Capogna fungeva da fornitore privilegiato grazie a canali internazionali, in particolare con l’Olanda, definendo prezzi e quantità delle forniture. L’ordinanza di custodia cautelare sottolinea come gli scambi avvenissero in tutta la capitale, con trattative che si concludevano con pagamenti immediati in contanti per cifre che superavano i 150mila euro. L’operazione, denominata End to end e condotta dai carabinieri di Frascati, ha infine smantellato questo complesso ingranaggio criminale che trasformava parcheggi e quartieri residenziali in uffici di scambio per il narcotraffico internazionale.
M.M.