
Delitti di Villa Pamphilj: Kaufmann esce dal carcere per disturbi psicotici
La tragica vicenda che ha sconvolto la capitale quasi un anno fa, con il ritrovamento dei corpi senza vita di Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda di soli 11 mesi all’interno del parco di Villa Pamphilj, segna oggi un punto d’arresto sul fronte giudiziario. La prima Corte d’assise di Roma ha infatti stabilito che Rexal Ford, l’uomo di 46 anni di origine californiana noto anche come Charles Francis Kaufmann, non sia attualmente in grado di affrontare il dibattimento che lo vede imputato per duplice omicidio pluriaggravato. La decisione dei giudici giunge in seguito agli esiti di una perizia specialistica che ha evidenziato uno stato mentale compromesso, portando alla sospensione temporanea del procedimento fino a quando una nuova valutazione non accerterà il ripristino delle sue facoltà cognitive e partecipative.
Le motivazioni fornite nell’ordinanza di trenta pagine poggiano sulle conclusioni tecniche dei periti incaricati, i quali hanno diagnosticato una patologia mentale severa, ma potenzialmente reversibile attraverso trattamenti mirati. Di conseguenza, l’imputato lascerà il regime detentivo carcerario per essere trasferito in un’idonea struttura del Servizio psichiatrico ospedaliero di diagnosi e cura della Asl Roma 1, dove sarà sottoposto a un regime di sorveglianza strettissima per impedire fughe o atti violenti.
Il provvedimento ha però sollevato forti resistenze da parte della Procura e dei legali di parte civile, che temono una strategia dilatoria da parte del californiano. Durante le udienze, il sostituto procuratore Antonio Verdi aveva espresso estrema cautela circa la natura di questo disturbo, paventando il rischio che Kaufmann potesse condizionare l’andamento della giustizia. Il magistrato aveva infatti ammonito che «sospendere il processo vorrebbe dire dare le chiavi del procedimento in mano a Kaufmann», sollevando dubbi sulla reale volontà dell’uomo di collaborare con i medici e accettare le terapie necessarie. Anche i consulenti di parte civile avevano ipotizzato una messinscena, descrivendo l’atteggiamento dell’imputato come una recita finalizzata a evitare il carcere a vita attraverso la carta della follia.
Nonostante le critiche e le perplessità sollevate dagli esperti della difesa delle vittime, i giudici hanno ritenuto che la capacità di stare in giudizio debba essere garantita per la validità stessa del processo, sottolineando che l’imputato debba sapersi fare parte attiva nel proprio diritto di difesa. Per la Corte, l’alterazione psichica manifestata da Ford non appare come un espediente dell’ultimo momento, ma come un disturbo che incide negativamente sull’organizzazione del pensiero e sul controllo degli impulsi. I giudici hanno inoltre precisato che, qualora l’imputato dovesse opporsi alle cure, i sanitari potranno intervenire in maniera decisa poiché «potranno adottare, laddove reputato necessario anche con modalità coattive, le terapie farmacologiche che riterranno più appropriate». Una volta trascorso il periodo di cure previsto, stimato inizialmente in circa trenta giorni, i periti dovranno nuovamente esaminare Kaufmann per decretare se il processo potrà finalmente riprendere il suo corso verso la verità per la morte di Anastasia e della sua bambina.
M.M.