
Roma Tuscolano: maxi blitz contro il traffico di droga, 21 arresti
L’alba romana si è tinta dei colori dell’Arma in un’operazione di vasta scala che ha colpito il cuore pulsante delle attività illecite nel quartiere Tuscolano. Il bilancio del maxi blitz parla di 27 persone indagate e 21 arresti, portati a termine grazie alla sinergia tra il Nucleo Investigativo di via In Selci, il Gruppo di Intervento Speciale e i militari del Comando provinciale. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha scardinato un’associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti, capace di operare con una violenza tale da giustificare contestazioni pesantissime quali il sequestro di persona e il tentato omicidio. Gli inquirenti hanno individuato in questa struttura le propaggini dirette di gruppi criminali guidati da figure storiche della malavita romana, considerati i veri eredi del boss Michele Senese.
Al vertice dell’organizzazione criminale, secondo quanto ricostruito dalle indagini, si muovevano due figure di spicco: Giuliano Cappoli, noto nell’ambiente con lo pseudonimo di Maverick, e il suo socio Manuel Grillà, soprannominato Neymar. La forza del loro sodalizio risiedeva non solo nell’ampio volume d’affari, ma anche nelle alleanze strategiche con consorterie di alto profilo. Un passaggio cruciale per comprendere la solidità di questo legame emerge dalle parole di Fabrizio Capogna, ex acquirente di cocaina diventato collaboratore di giustizia, il quale ha spiegato ai magistrati come «Grillà e Cappoli sono legati a Molisso e Bennato, preciso che hanno attività tendenzialmente autonome ma quando hanno problemi si uniscono». La scelta di Capogna di collaborare è maturata proprio in seguito alle minacce subite per un debito di centinaia di migliaia di euro, un atto di forza compiuto da uomini vicini ai vertici della malavita romana.
L’irruzione dei carabinieri in una villetta a Morena ha permesso di catturare anche un cittadino cileno, arrivato dalla Spagna per agire come killer al soldo dell’organizzazione. La villa fungeva da vero e proprio quartier generale e laboratorio per lo stoccaggio e il taglio dello stupefacente. Il volume economico generato dal traffico di cocaina e cannabinoidi era imponente, arrivando a toccare cifre da capogiro che i due leader gestivano con meticolosa attenzione. In un colloquio intercettato nel febbraio scorso, Grillà chiedeva conto della disponibilità finanziaria comune e Cappoli forniva una risposta emblematica sulla potenza di fuoco del gruppo: «Eh un milione centotrenta? Dieci sacchi in più, dieci sacchi in meno…più o meno quello…».
La rete distributiva del gruppo non si fermava ai confini della capitale, ma si estendeva verso il litorale romano e l’hinterland, servendo clienti capaci di acquistare partite di droga per decine di migliaia di euro a operazione. Oltre al narcotraffico, l’associazione disponeva di un vasto arsenale bellico, utilizzato per regolare i conti interni e gestire faide territoriali. Gli agguati avvenuti al Tuscolano nei mesi scorsi trovano ora una chiara spiegazione nelle dinamiche di potere tra famiglie rivali, scontri che hanno visto il susseguirsi di ferimenti e tentati omicidi sventati solo grazie al monitoraggio costante delle forze dell’ordine. Il gip, nelle ordinanze di custodia cautelare, ha evidenziato come Cappoli e Grillà condividessero ogni scelta rilevante, imponendo una gerarchia rigida a cui tutti i sodali dovevano attenersi.
Nelle carte dell’inchiesta emergono contatti anche con soggetti legati a fatti di sangue di risonanza nazionale, confermando come l’organizzazione fosse un punto di riferimento per chiunque avesse debiti da riscuotere o conti da saldare nel sottobosco criminale laziale. Anche dal carcere, le figure di riferimento della consorteria continuavano a esercitare la loro influenza, mentre i gregari sul campo si occupavano di riciclare il denaro sporco in nuove attività lecite o nel reinvestimento nel mercato della droga. Questa operazione mette fine a un decennio di dominio territoriale, restituendo sicurezza a un quadrante cittadino a lungo soffocato dalla violenza delle piazze di spaccio.
M.M.