
Roma Quarticciolo, duplice agguato a colpi di pistola: feriti 2 pusher
La violenza torna a scuotere le strade del Quarticciolo, confermando come la zona a ridosso di viale Palmiro Togliatti sia ancora oggi una delle piazze di spaccio più calde e pericolose della Capitale. In un lasso di tempo estremamente ridotto, circa trenta minuti, due cittadini di origini tunisine sono stati raggiunti da una scarica di proiettili calibro 7,65, esplosi presumibilmente dalla stessa arma. La dinamica dell’attacco suggerisce un salto di qualità nelle modalità della gestione dei conflitti criminali locali: non più semplici scontri fisici o aggressioni con armi bianche tra la manovalanza di strada, ma vere e proprie azioni di fuoco condotte da un Suv in movimento. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la traiettoria dei proiettili indica chiaramente che l’obiettivo non era solo quello di ferire o avvertire, ma che si sia rischiata la tragedia.
Il primo agguato si è consumato intorno alle 00.30 di domenica lungo viale Palmiro Togliatti. La vittima, un uomo di 40 anni, è stata colpita alla gamba e al torace da colpi esplosi dal lato passeggero di un veicolo che non ha nemmeno rallentato la sua corsa. Soccorso prontamente da una pattuglia del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri, il ferito è stato trasportato in codice rosso all’ospedale San Giovanni. Nonostante il ricovero in terapia intensiva e un delicato intervento chirurgico, le sue condizioni non sembrano attualmente critiche. Nel descrivere i momenti drammatici dell’aggressione, l’uomo è riuscito a riferire ai militari di essere stato centrato mentre camminava sul marciapiede, vedendo solo l’ombra di un’auto sfrecciare via a tutta velocità.
Appena mezz’ora dopo il primo episodio, una seconda segnalazione è giunta dal pronto soccorso dell’ospedale Casilino, dove un altro cittadino tunisino, di 35 anni, si è presentato con ferite da arma da fuoco analoghe. A differenza del connazionale, la seconda vittima ha mantenuto un atteggiamento di assoluta reticenza, rifiutandosi di fornire dettagli utili alla ricostruzione dei fatti e limitandosi a confermare l’aggressione subita. Gli inquirenti della Compagnia Casilina e del Nucleo Investigativo ritengono che i due uomini non si conoscessero e non fossero direttamente legati, se non dal comune impiego come pusher di basso livello, reclutati spesso per cifre irrisorie per gestire lo smercio al dettaglio.
Questa sequenza di sangue si inserisce in un quadro di instabilità che sta caratterizzando il quartiere negli ultimi mesi, segnato da una lotta di potere tra schieramenti opposti che si contendono il controllo delle lucrose attività illecite. La chiave di lettura privilegiata resta quella di uno scontro diretto tra i vertici delle consorterie che utilizzano i piccoli spacciatori stranieri come bersagli mobili per colpire l’economia dell’avversario. Gli investigatori stanno ora analizzando le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, dalle quali sarebbero già emersi elementi significativi riguardanti la targa e il modello del Suv utilizzato dai sicari. La speranza è che l’analisi dei telefoni cellulari possa fornire indicazioni sui mandanti, in un contesto reso ancora più complesso dal recente ritorno sulla scena di personaggi di spicco della malavita romana che hanno sempre avuto interessi strategici nel quadrante est della città.
M.M.