Maltrattava moglie e figlio neonato: condannato il marito violento

06/05/2026

La conclusione di una vicenda giudiziaria dolorosa e complessa è arrivata con una sentenza di condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione emessa nei confronti di un uomo di 35 anni di origine albanese. L’imputato è stato ritenuto responsabile di lesioni e maltrattamenti continuati ai danni della moglie, una giovane donna italiana, e del loro figlio neonato. I fatti presi in esame dal tribunale coprono un arco temporale che va dal marzo del 2024 fino al maggio del 2025, periodo durante il quale la vittima è stata sottoposta a vessazioni fisiche e psicologiche costanti. L’episodio finale che ha portato all’intervento delle autorità ha visto l’uomo colpire la consorte alla testa utilizzando il manico di una scopa, per poi scagliarsi contro il bambino di pochi mesi.

Le radici di questo dramma affondano in un passato caratterizzato da una vera e propria prigionia psicologica. Secondo quanto emerso durante il dibattimento e dalle testimonianze fornite in aula, la donna era stata inizialmente attirata in Albania con la scusa di un breve soggiorno. Una volta giunta a destinazione, le era stato sottratto il telefono e le era stato impedito ogni contatto con il mondo esterno, costringendola di fatto a una permanenza forzata durata diversi mesi. Durante questo periodo, l’imputato l’avrebbe ricattata moralmente, impedendole di ripartire se non avesse accettato di sposarlo. L’avvocata di parte civile Alessandra Lapadura, intervenuta per conto del Telefono Rosa, ha descritto con precisione il clima di oppressione vissuto dalla vittima sottolineando che «era in uno stato di totale soggezione. Insieme alla madre, l’imputato era riuscito a riprogrammarla per essere una buona madre e una buona moglie. Addirittura, lei doveva girare loro lo zucchero nel caffè, per servirli. Quello che ha vissuto in Albania ha facilitato tutti i maltrattamenti successivi».

Dopo le nozze e il rientro in Italia, la situazione è precipitata ulteriormente nonostante un iniziale tentativo della donna di sporgere denuncia nel 2021, poi ritirata nella speranza di un cambiamento. Le violenze si sono invece acuite durante la gravidanza della giovane, segnata da minacce e dal folle sospetto dell’uomo che il nascituro non fosse suo. Nemmeno la nascita del piccolo a luglio del 2024 e la conferma della paternità hanno placato l’aggressività del 35enne, spesso alterato dall’abuso di alcol. L’uomo si disinteressava del neonato, mettendo a rischio la sua incolumità fisica dormendo ubriaco accanto a lui e disturbandone il riposo con musica ad alto volume. Il culmine della brutalità è stato raggiunto nel maggio del 2025 quando, oltre ad aggredire la moglie, l’imputato ha ferito il figlio infilandogli forzatamente il biberon in bocca per farlo tacere, causandogli lesioni giudicate guaribili in 30 giorni. L’arrivo dei carabinieri, allertati dai vicini terrorizzati dalle urla, ha posto fine a questo incubo, permettendo il trasferimento dei due in una casa rifugio e l’inizio del percorso giudiziario che ha ora portato alla condanna dell’uomo.

M.M.

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