Pomezia, indagini per attentato mafioso per la bomba sotto l’auto di Ranucci

19/10/2025

Una bomba rudimentale, contenente circa un chilo di polvere pirica compressa per aumentarne la potenza, è esplosa giovedì sera davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, giornalista d’inchiesta e conduttore di Report. L’ordigno, privo di timer e dotato di una miccia corta, è stato collocato accanto alla sua Opel Adam, parcheggiata davanti al cancello della villetta a schiera di Campo Ascolano, nel Comune di Pomezia. L’esplosione, avvenuta intorno alle 22, ha distrutto completamente l’auto di Ranucci e danneggiato la Ford Ka della figlia, parcheggiata accanto.

«Un boato assordante che ha fatto tremare tutto», ha raccontato il giornalista, rincasato appena mezz’ora prima. L’onda d’urto ha divelto una parte del muro di cinta di un’abitazione vicina. Anche la figlia era rientrata da poco: secondo gli inquirenti, l’ordigno avrebbe potuto uccidere chiunque si fosse trovato nei pressi al momento della deflagrazione. Le prime immagini raccolte mostrano un’auto in fuga subito dopo l’attentato.

Le indagini, affidate ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, si concentrano sulla matrice del gesto e sull’attività professionale di Ranucci, nota per inchieste su criminalità organizzata, eversione nera e malaffare. Il fascicolo aperto ipotizza i reati di danneggiamento aggravato, incendio doloso e fabbricazione di materiale esplosivo, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il procuratore capo Francesco Lo Voi, insieme al sostituto Carlo Villani e all’aggiunto Ilaria Calò, ha definito l’attentato «un fatto gravissimo su cui indagheremo con la massima determinazione», aggiungendo: «Speriamo non sia il segnale di un rinnovato clima d’odio contro i giornalisti o di un ritorno alle logiche mafiose del passato».

Fino a pochi giorni fa Ranucci era protetto da una scorta di livello 4, che lo accompagnava nei suoi spostamenti. Dopo l’attentato, il Viminale ha disposto l’innalzamento del livello di protezione a 3, con l’assegnazione di un’auto blindata. In passato, il conduttore aveva già ricevuto minacce: nel 2023 due proiettili di P38 erano stati trovati ai piedi del suo cancello.

Un testimone ha riferito di aver visto un uomo incappucciato fuggire subito dopo l’esplosione, mentre le telecamere della zona hanno ripreso un’auto in corsa lungo la litoranea. Una Fiat 500 rubata è stata trovata poco distante, ma i rilievi degli artificieri non hanno rilevato tracce di esplosivo. Intanto Ranucci ha presentato formale denuncia ai carabinieri e ha incontrato i magistrati della Procura di Roma. «Non abbiamo paura, non ci lasciamo intimidire», hanno dichiarato la moglie e i figli del giornalista.

Le reazioni istituzionali e politiche sono state unanimi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso una «severa condanna», mentre la premier Giorgia Meloni ha ribadito che «la libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle democrazie». Solidarietà anche dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha ordinato il rafforzamento delle misure di sicurezza.

Dal fronte delle opposizioni, la segretaria del Pd Elly Schlein ha parlato di «attentato alla democrazia e alla libertà di stampa», mentre Giuseppe Conte ha annunciato un presidio pubblico a Roma «per dire viva il giornalismo d’inchiesta e la libertà di informazione».

Il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani e i leader di Avs, Azione e Più Europa hanno chiesto che vengano ritirate le querele “temerarie” contro Ranucci e Report, definendo l’attacco «un segnale inquietante e un monito per tutti coloro che fanno informazione libera».

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