
Il Governo al lavoro per evitare il previsto sciopero dei tir
Una giornata caratterizzata da telefoni che squillano a vuoto e bocche strettamente cucite a Roma, dove le tensioni politiche e le scadenze economiche si intrecciano in un puzzle di difficile risoluzione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intercettato a Modena, ha liquidato la questione smentendo le indiscrezioni giornalistiche che parlavano di un lungo incontro tra i leader del centrodestra. Secondo le sue parole, infatti, «Non c’è stato nessun vertice» con la premier Giorgia Meloni e gli altri esponenti della maggioranza. In realtà, un confronto c’è stato, seppur ridotto a una ventina di minuti appena. Il colloquio è stato fortemente ridimensionato a causa del prolungarsi del bilaterale della presidente del Consiglio con il Presidente della Repubblica polacco Karol Nawrochi, costringendo i vicepremier a lasciare Palazzo Chigi in tutta fretta per via dei rispettivi impegni istituzionali.
Il tempo limitato non ha permesso di sciogliere i nodi più intricati dell’agenda politica, ma la maggioranza si troverà costretta a riunirsi nuovamente a breve per cercare una sintesi, mentre l’attenzione resta alta anche sul fronte internazionale. Giorgia Meloni prosegue infatti nel suo tentativo di esercitare una forte pressione sulle istituzioni europee, chiedendo maggiore elasticità sui conti pubblici. L’obiettivo italiano è spingere Palazzo Berlaymont a concedere una deroga al Patto di stabilità che includa non solo le spese per la difesa, ma anche i costi straordinari sostenuti per contrastare i rincari energetici e il balzo dei prezzi delle bollette e dei carburanti.
Da Roma si guardano con attenzione i lavori del G7 finanziario in corso a Parigi, nella speranza di cogliere segnali di apertura da parte dei partner internazionali. La linea del governo italiano si fonda sulla convinzione che l’Unione Europea debba prendere atto di una crisi strutturale, legata anche alle persistenti tensioni nello Stretto di Hormuz. Negli ambienti di Palazzo Chigi prevale il pessimismo sulla durata del conflitto in Medio Oriente, e la premier si dice certa che l’Europa prima o poi sarà «costretta a svegliarsi», poiché a lungo andare «prima o poi la situazione diventerà esplosiva per tutti». C’è forte attesa per la diffusione dei dati sulle previsioni di crescita europee, che secondo la presidenza del Consiglio dovrebbero far scattare l’allarme se solo Bruxelles non decidesse di trincerarsi dietro a «un’ideologia» che rischia di rendere le istituzioni europee pericolosamente «miope» e colpevole di gravi ritardi.
Mentre la lettera inviata da Roma a Ursula von der Leyen attende ancora una risposta ufficiale, sul fronte interno non c’è tempo da perdere. La scadenza del taglio delle accise è ormai imminente e l’esecutivo deve correre ai ripari per evitare il blocco del settore dei trasporti. Le risorse economiche sono estremamente limitate, tanto che gli uffici del Ministero dell’Economia e delle Finanze stanno vagliando ogni possibile soluzione. La priorità assoluta in questo momento è disinnescare la minaccia di uno sciopero di cinque giorni proclamato dagli autotrasportatori per fine maggio. Un fermo dei tir rischierebbe di svuotare i negozi e i banchi delle farmacie, bloccando l’intera catena di distribuzione nazionale.
Per finanziare la proroga generalizzata del taglio delle accise servirebbero diverse centinaia di milioni di euro, ma la strategia del governo sembra orientata a concentrare gli aiuti direttamente sulla categoria dei trasportatori. Venerdì è previsto un incontro decisivo a Palazzo Chigi tra la premier e i rappresentanti del settore, che precederà il Consiglio dei ministri dedicato al pacchetto energia. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono un incremento del credito d’imposta per il gasolio e una proroga dei termini dei benefici fiscali, oltre alla possibilità di dilazionare il pagamento di Iva e contributi per dare ossigeno alle imprese del comparto. Questo intervento mirato potrebbe comportare un ridimensionamento dello sconto generale alla pompa per benzina e diesel.