
Crisi energetica, Meloni scrive a Von der Leyen: serve più flessibilità
La crisi energetica internazionale richiede interventi immediati e non permette ulteriori rinvii sul tavolo della politica internazionale. Per questa ragione la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha deciso di indirizzare una lettera ufficiale alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. L’obiettivo della missiva è chiedere formalmente a Bruxelles la concessione di una deroga specifica al patto di stabilità, uno strumento economico ritenuto indispensabile per continuare a sostenere in modo incisivo il tessuto produttivo delle imprese e la stabilità economica delle famiglie, messi a dura prova dopo ottanta giorni di conflittualità bellica nel territorio dell’Iran. Nell’articolare la proposta italiana, la premier ha chiarito la posizione del Paese: «L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National Escape Clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti».
La mossa diplomatica del governo italiano punta a far valere i margini di flessibilità contemplati dai nuovi regolamenti comunitari in presenza di scenari del tutto eccezionali. Il quadro macroeconomico nazionale vede l’Italia mancare per una cifra esigua l’obiettivo programmatico del tre per cento nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo, una condizione che la costringe a rimanere ancora soggetta alla procedura di infrazione europea. Tuttavia, lo scenario geopolitico ed economico globale evidenzia elementi di assoluta gravità. Il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz ha ridotto le scorte globali di greggio a livelli storici minimi, vicini ai valori più bassi registrati nell’ultimo decennio secondo i monitoraggi ufficiali dell’Iea. Di conseguenza, le quotazioni del Brent hanno raggiunto i 109 dollari al barile, segnando un incremento del 50% rispetto alla fine di febbraio, mentre i prezzi del gas sul mercato europeo si sono attestati a 51 euro per Megawattora, evidenziando una crescita del 64% nello stesso arco temporale.
Davanti a un orizzonte caratterizzato da una profonda incertezza, l’esecutivo italiano ha scelto di forzare i rigidi paletti difesi fino a questo momento dalle istituzioni europee, le quali prevedevano la concessione di deroghe solo in presenza di una recessione conclamata o l’attivazione della clausola di salvaguardia esclusivamente per crisi di eccezionale gravità. L’intenzione dell’Italia è invece quella di agire d’anticipo per mitigare le ripercussioni economiche prima che queste si manifestino pienamente sui bilanci statali. Nella sua lettera la premier ha evidenziato come in assenza di una necessaria coerenza politica risulterebbe estremamente complesso per il governo illustrare all’opinione pubblica le ragioni di un eventuale ricorso al programma Safe, il fondo straordinario da 150 miliardi di euro in prestiti destinato al potenziamento della difesa comune, alle condizioni che risultano attualmente in vigore.
L’essenza del messaggio inviato a Bruxelles risiede nella difficoltà di far comprendere a lavoratori e imprese l’attivazione di leve finanziarie miliardarie destinate agli armamenti, la cui richiesta scade il 30 maggio, senza poter disporre di tutele analoghe contro la più grande emergenza energetica della storia recente. La presidente del Consiglio ha ribadito l’impegno internazionale del Paese sul fronte della sicurezza collettiva: «L’Italia continuerà a fare la propria parte per rafforzare la sicurezza e la difesa Ue. È una responsabilità che sentiamo profondamente». Allo stesso tempo ha confermato la volontà di assecondare la linea comunitaria sul potenziamento della sicurezza strategica, chiarendo però che oggi si manifesta un’altra emergenza altrettanto concreta e immediata, legata appunto ai costi dell’energia.
Le tensioni mediorientali e i blocchi commerciali nello Stretto di Hormuz, sommandosi alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina, stanno determinando contraccolpi asimmetrici molto pesanti sulle tariffe energetiche, sulla competitività industriale e sulla capacità di spesa dei nuclei familiari. La preoccupazione di dover subire una nuova recessione economica e sociale dopo i sacrifici degli ultimi anni richiede, secondo la premier, un segnale chiaro di buonsenso e vicinanza ai cittadini da parte delle istituzioni europee. La lettera si conclude con un appello al coraggio politico, evidenziando che se la difesa militare è considerata una priorità tale da legittimare clausole di salvaguardia eccezionali, lo stesso valore strategico deve essere attribuito alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Lo straordinario aumento delle materie prime costituisce un fattore esterno indipendente dal controllo dei singoli governi, ma capace di logorare la tenuta delle finanze pubbliche. L’Europa, secondo la linea italiana, non può concedere elasticità di bilancio per le spese militari negandola al contempo per la salvaguardia di famiglie e imprese, anche perché una solida produzione nel settore della difesa non può prescindere da un sistema economico generale sano e competitivo. Sul fronte interno, intanto, l’esecutivo si trova a dover gestire la necessità di reperire le risorse finanziarie per prorogare lo scomputo delle accise sui carburanti oltre la scadenza fissata del 22 maggio.