Dal Governo un nuovo taglio alle accise, più forte per il diesel

30/04/2026

Si avvicina la scadenza dei termini per l’intervento sulle accise e il Governo sta lavorando a definire i margini della nuova misura temporanea, necessaria per attenuare l’impatto dei forti rincari al prezzo dei carburanti causati dalla guerra in Iran e dal conseguente blocco al traffico marittimo attraverso lo stretto di Hormuz. Nonostante l’urgenza di definire le proposte per calmierare i prezzi di benzina e gasolio, le simulazioni contabili presso il ministero dell’Economia proseguono senza sosta per determinare l’esatta portata di una manovra che non potrà essere una semplice replica del passato. Rispetto allo sconto generalizzato di 24,4 centesimi applicato finora, l’esecutivo sembra orientato verso una strategia asimmetrica. Come dichiarato dalla presidenza del consiglio, l’intenzione è quella di agire con maggior vigore sul gasolio, che ha subito rincari percentuali decisamente più pesanti rispetto alla benzina verde.

La nuova sforbiciata dovrebbe avere una durata temporanea di due settimane, con un impatto sulle casse dello Stato stimato tra i 200 e i 300 milioni di euro. Tuttavia, la riduzione del prezzo al litro sarà con ogni probabilità più contenuta rispetto ai mesi precedenti a causa delle limitate risorse disponibili. In questo scenario di ristrettezze finanziarie, emerge con forza il problema del comparto dell’autotrasporto. Sebbene i mezzi pesanti risultino coperti dal credito d’imposta sul gasolio fino alla fine di maggio, il timore è che la mancanza di risposte immediate possa esasperare gli animi. L’idea di un intervento in due tempi, che affronti subito i prezzi alla pompa e solo in un secondo momento il nodo dei tir, porta con sé lo spauracchio di proteste sindacali e blocchi stradali. Su questo punto, la linea è quella di tentare una mediazione che permetta di venire «incontro alle giuste richieste di queste imprese che stanno lavorando con costi esorbitanti, evitando il blocco del Paese».

Le tensioni interne alla maggioranza non si limitano però ai soli carburanti. Il dibattito sulla risoluzione al Documento di finanza pubblica ha evidenziato distanze significative tra gli alleati, in particolare sulla questione dello scostamento di bilancio. Dopo un lungo braccio di ferro, la linea della prudenza fiscale sembra aver prevalso, evitando strappi diretti con le istituzioni europee. Invece di termini espliciti che avrebbero potuto irritare Bruxelles, il testo finale sceglie una formulazione più diplomatica che punta a «attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare le flessibilità del quadro di governance economica europea». Questo compromesso permette al governo di mantenere un profilo di responsabilità senza rinunciare del tutto alla ricerca di margini di manovra per contrastare la crisi energetica.

In parallelo alle misure urgenti, l’esecutivo cerca di rilanciare l’azione politica attraverso progetti di ampio respiro come il nuovo piano casa. L’obiettivo ambizioso è la realizzazione di centomila alloggi nell’arco di un decennio, destinati alle fasce più fragili della popolazione e a chi fatica ad accedere al mercato immobiliare privato. Con uno stanziamento iniziale che sfiora il miliardo di euro, il progetto mira a sostenere giovani coppie, studenti fuori sede e lavoratori, cercando di dare una risposta concreta a un disagio sociale crescente. Nonostante le divergenze su singoli provvedimenti, la coesione del centrodestra viene ribadita attraverso l’annuncio di investimenti a lungo termine, con una proiezione che guarda già alla prossima legislatura. La sfida resta quella di bilanciare le promesse di sviluppo con una realtà economica segnata da rincari che continuano a togliere il sonno ai decisori politici e alle famiglie italiane.

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