Dietro il pressing dell’Italia Von der Leyen apre alla revisione delle tasse green

20/03/2026

Il summit dei leader dei 27 a Bruxelles, originariamente concepito come un laboratorio per il rilancio della competitività industriale europea, si è trasformato nell’ennesima gestione d’emergenza dettata dai venti di guerra. Le ripercussioni del conflitto israelo-americano contro l’Iran tengono infatti sotto scacco l’intera agenda comunitaria, spostando l’attenzione dalle strategie di lungo periodo contro i giganti Usa e Cina alla sopravvivenza immediata di fronte all’impennata dei costi energetici. Il clima che si respira nei corridoi del potere europeo è quello di una trincea diplomatica, dove il dossier più scottante riguarda il futuro del sistema Ets, il meccanismo dei permessi di emissione che sta mettendo a dura prova la tenuta delle aziende energivore e delle centrali elettriche del continente.

In questo scenario frammentato, Giorgia Meloni si è fatta portavoce di un fronte composto da 10 governi che chiedono interventi strutturali e incisivi, ben oltre i semplici correttivi suggeriti dalla Commissione. La presidente del Consiglio italiana, forte di un asse pragmatico costruito in un incontro trilaterale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier belga Bart De Wever, punta a ottenere una proroga delle quote gratuite oltre la scadenza del 2034. Parlando con i cronisti a margine dei lavori, la premier ha chiarito la sua posizione: «nel medio periodo la revisione dell’Ets affronterà questioni rilevanti per l’Italia, come l’estensione delle quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica o la volatilità dei prezzi». Nonostante questa spinta, Berlino e Parigi mantengono una postura più guardinga, limitando le aperture a lievi aggiustamenti di flessibilità, mentre il fronte scandinavo e olandese continua a opporre un muro invalicabile contro ogni riscrittura radicale delle regole del mercato.

Ad acuire la tensione contribuisce la posizione della Repubblica Ceca di Andrej Babis, che insieme a Italia e Ungheria si è spinta a chiedere una sospensione totale dell’intero impianto Ets almeno fino al 2034, mossa giudicata irricevibile dai difensori del Green Deal. Ursula von der Leyen, pur cercando di mediare, difende la validità di uno schema introdotto nel 2005 e propone come scudo nel breve periodo la creazione di un fondo dedicato agli Stati a basso reddito. La partita si gioca su un sentiero strettissimo, dove la volatilità dei prezzi minaccia di far deragliare la transizione ecologica stessa se non accompagnata da paracadute sociali ed economici adeguati.

Oltre all’energia, l’incertezza sulla stabilità del Golfo ha riacceso i timori per una nuova ondata migratoria verso il Vecchio Continente. In una lettera congiunta indirizzata ai vertici dell’Unione, Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno espresso una preoccupazione palpabile: «non possiamo rischiare che si ripeta la situazione del 2015-16». Secondo le due leader, uno scenario di flussi fuori controllo non rappresenterebbe solo una catastrofe umanitaria, ma minerebbe alla base la coesione e la sicurezza dell’Unione. Le conclusioni del vertice hanno recepito questo allarme, confermando l’intenzione di blindare ulteriormente i confini esterni per prevenire nuovi movimenti di massa. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuto il premier ungherese Viktor Orbán, che insieme allo slovacco Robert Fico continua a bloccare i finanziamenti destinati all’Ucraina, legando il suo via libera a questioni di approvvigionamento petrolifero.

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