Accise sui carburanti, scade lo sconto: ora benzina e gasolio sono più cari

04/07/2026

A partire da oggi gli automobilisti italiani dovranno fare i conti con un rincaro al momento di fare rifornimento. Con lo scoccare della mezzanotte è infatti ufficialmente scaduto lo sconto sulle accise che era rimasto in vigore per quasi quattro mesi. Questa misura, che complessivamente tra riduzione dell’imposta e applicazione dell’Iva garantiva un alleggerimento di 6,1 centesimi di euro per ogni litro di carburante erogato, ha comportato un esborso considerevole per le casse pubbliche, stimato in circa due miliardi di euro. Il mancato rinnovo del provvedimento si tradurrà immediatamente in un aggravio economico per i cittadini, con il Codacons che ha già quantificato in 3,05 centesimi il costo aggiuntivo per ogni singolo pieno.

La fine dell’agevolazione fiscale giunge in un momento paradossale, caratterizzato da un netto ribasso delle quotazioni internazionali del greggio. Il valore del Brent ha infatti registrato una contrazione significativa, scendendo dai 95 dollari al barile rilevati all’inizio del mese di giugno fino agli attuali 70 dollari, segnando un deprezzamento vicino al 25%. Nonostante questa flessione della materia prima, i listini alla pompa subiranno un incremento immediato. Prima del ripristino delle aliquote piene, i dati ufficiali del ministero delle Imprese e del Made in Italy mostravano un prezzo medio nazionale in modalità self service pari a un 1,803 euro per la benzina e a 1,882 euro per il gasolio, con picchi ancora più elevati sulla rete autostradale.

Le associazioni a tutela dei consumatori hanno espresso forte preoccupazione e hanno sollecitato un intervento urgente da parte dell’esecutivo. Il Codacons ha evidenziato come l’assenza del taglio fiscale spingerà il prezzo medio del gasolio a 1,94 euro sulle strade ordinarie e oltre la soglia psicologica dei 2 euro in autostrada, mentre la benzina si attesterà su medie rispettivamente di 1,86 euro e 1,95 euro. Anche l’Unione nazionale dei consumatori ha fatto sentire la propria voce per chiedere una proroga immediata della misura, sottolineando il forte impatto che questo rincaro avrà su chi si mette in viaggio. Il presidente dell’associazione, Massimiliano Dona, ha commentato duramente lo scenario attuale affermando che «Il governo deve rinnovare lo sconto, chi si metterà in viaggio oggi per il weekend subirà una stangata».

Dal punto di vista governativo, la linea ufficiale rimane improntata alla massima cautela e al monitoraggio delle dinamiche geopolitiche internazionali, in linea anche con le raccomandazioni giunte dall’Unione Europea sul contenimento della spesa pubblica. Il ministro Adolfo Urso non ha chiuso del tutto le porte a un possibile e futuro ripensamento, legando però le decisioni dell’esecutivo alle sorti del commercio marittimo globale e ai complessi negoziati in corso per garantire la piena sicurezza delle rotte commerciali nel Medio Oriente. La posizione del rappresentante del ministero delle Imprese e del Made in Italy è di cautela: «Valuteremo quello che è accaduto e quello che potenzialmente potrà accadere alla luce anche dei negoziati che sono in corso per sbloccare del tutto la navigazione nello Stretto di Hormuz». Se la tregua nell’area dello stretto dovesse consolidarsi, gli esperti finanziari prevedono che il Brent potrebbe scendere ulteriormente fino a quota 60 dollari al barile.

Allo scontento dei consumatori si aggiunge il fermento della categoria dei distributori di carburante. I gestori delle stazioni di servizio hanno infatti proclamato lo stato di agitazione e minacciano di bloccare l’erogazione con uno sciopero nazionale nel caso in cui il disegno di legge per la riforma del settore dovesse subire ulteriori rallentamenti nei palazzi romani. Le sigle sindacali di categoria Faib e Fegica hanno espresso profondo rammarico per i ritardi nell’approvazione del testo da parte del Consiglio dei ministri, ricordando che un riassetto strutturale della rete distributiva non solo risponderebbe alle esigenze degli operatori e delle compagnie petrolifere, ma permetterebbe anche di incidere in modo duraturo e positivo sul prezzo finale pagato dai cittadini alla pompa.

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