L’economia italiana nel 2026 smentisce le previsioni negative su PIL e turismo

27/06/2026

Non passa giorno senza che i canali d’informazione e i commentatori propongano analisi allarmanti e valutazioni drammatiche sullo stato della nostra economia. La narrativa corrente appare costantemente improntata al catastrofismo, spingendo a chiedersi per quale motivo si continui ostinatamente a sostenere una visione così cupa del sistema Paese. I dati reali, tuttavia, raccontano una storia completamente diversa e smentiscono le previsioni più fosche. Basti pensare che la crescita del prodotto interno lordo italiano acquisita per il 2026, dopo un solo trimestre, si attesta già allo 0,63%. Questo risultato supera ampiamente le stime per l’intero anno formulate da diverse istituzioni internazionali e centri di ricerca, che ipotizzavano un incremento limitato allo 0,5% o persino inferiore, dimostrando ancora una volta di non aver colto l’andamento effettivo del mercato italiano.

Una parziale eccezione in questo panorama di previsioni errate è rappresentata da Confcommercio, che già all’inizio di giugno aveva stimato per il 2026 un aumento del prodotto interno lordo pari allo 0,9% e una crescita dei consumi dell’1,2%. Queste valutazioni ottimistiche sono state pienamente confermate nell’ultimo bollettino periodico dell’associazione, in cui si legge che «in considerazione di quanto accaduto nella prima parte del 2026, e con segnali sempre più concreti di una possibile normalizzazione in Medio Oriente, si rafforza la possibilità di una crescita nell’anno in corso prossima all’1%», mentre sul fronte delle spese delle famiglie viene evidenziato che i consumi «si confermano a maggio in territorio positivo, consolidando la fase di recupero iniziata alla fine del 2025, con una variazione nel confronto annuo dell’1,2%». I messaggi negativi che quotidianamente ci circondano finiscono così per scontrarsi con la concretezza dei fatti.

Un chiaro esempio di questo scollamento riguarda il settore del Made in Italy, descritto da mesi come un comparto in forte crisi a causa dell’ombra dei dazi statunitensi e delle tensioni geopolitiche internazionali nel Golfo. Al contrario, i dati ufficiali comunicati dall’Istat mostrano che l’export italiano verso i Paesi extra-Unione Europea a maggio ha registrato un incremento in valore del 6,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Questo incremento consolida un progresso complessivo del 4,4% nei primi cinque mesi dell’anno in corso, portando la bilancia commerciale dell’Italia con i mercati extra-europei a raggiungere la quota di 21,4 miliardi di euro, con un guadagno netto di 2,4 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Anche i racconti legati a una presunta battuta d’arresto del settore turistico nazionale si scontrano duramente con l’evidenza dei dati. Tra il 2019 e il 2025 il numero di pernottamenti di turisti stranieri in Italia ha registrato un aumento record del 20%, un valore doppio rispetto a quello registrato in Spagna nello stesso arco di tempo. Nei primi quattro mesi del 2026 questa tendenza positiva si è ulteriormente consolidata, segnando un ulteriore incremento del 20% rispetto al medesimo periodo del 2025. In termini assoluti, le strutture ricettive e alberghiere italiane hanno registrato ben 62,2 milioni di presenze straniere, contro i 49,8 milioni dell’anno precedente. Per rendersi conto di questo straordinario affollamento è sufficiente osservare le vie del centro delle grandi città d’arte come Roma. A tutto ciò si aggiunge, nel primo quadrimestre dell’anno, un balzo in avanti del 9,3% delle presenze dei turisti italiani nelle strutture ricettive nazionali. Persino chi prevedeva un crollo verticale dei flussi ad aprile a causa dell’aggravarsi dei conflitti internazionali è stato smentito dai pernottamenti degli stranieri, cresciuti del 28,6%, e da quelli interni, saliti del 10,7%.

Il confronto diretto con le altre grandi economie europee nei primi quattro mesi del 2026 non lascia spazio a dubbi o interpretazioni ribassiste. Di fronte al nostro incremento del 25% nei pernottamenti esteri, la Spagna ha segnato solo un modesto aumento del 2,3%, la Germania dello 0,9% e la Francia, nel periodo tra gennaio e marzo, si è fermata al 5,3%. Anche sul piano macroeconomico generale i dati aggregati del 2025 confermano la solidità del sistema, con un prodotto interno lordo cresciuto dello 0,5% grazie alla spinta delle costruzioni e del settore dei servizi, mostrando dinamiche particolarmente incoraggianti anche nel Mezzogiorno, dove l’occupazione è salita dell’1,5% a fronte di una media nazionale complessiva dell’1,1%.

Guardando al futuro prossimo, l’effetto degli investimenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si fa sentire in modo evidente sulla struttura produttiva. La crescita acquisita degli investimenti fissi lordi in Italia nel 2026 ha già raggiunto il 2,46% dopo il primo trimestre, mentre la Francia si ferma allo 0,06% e la Germania registra una preoccupante contrazione pari al meno 0,68%. Anche i consumi interni mostrano un profilo decisamente migliore rispetto ai partner storici, con una crescita acquisita dello 0,84% contro lo 0,11% francese e lo 0,37% tedesco. I dati pro capite diffusi da Eurostat per il primo trimestre confermano che l’Italia mostra la migliore combinazione di crescita del PIL e dei consumi delle famiglie subito dopo la Spagna, distanziando nettamente le altre principali nazioni della moneta unica. Certamente non mancano le sfide strutturali complesse da affrontare, come la denatalità, l’evasione fiscale e le difficoltà occupazionali dei giovani laureati, ma il quadro d’insieme dimostra la grande resilienza di un Paese capace di proteggere i propri conti pubblici e mantenere elevata la propria credibilità sui mercati internazionali, ben lontano dagli scenari di declino e recessione troppo spesso evocati dai circuiti mediatici tradizionali.

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