Tagli allo smart working nel personale, la protesta dei sindacati

23/02/2026

Progressivo e deciso cambio di rotta riguardante la gestione dello smart working. La mobilitazione è partita con forza da Palazzo Chigi, dove la decisione di dimezzare le giornate di lavoro agile ha spinto i dipendenti a dichiarare lo stato di agitazione. Le assemblee sindacali si sono concluse con un voto unanime a favore di almeno una giornata di sciopero, segnando un punto di rottura inedito nella presidenza del Consiglio. I sindacati coinvolti, tra cui Snaprecom, Usb, Cisl, Flp e Sipre, hanno già avviato le procedure per una conciliazione presso il Ministero del Lavoro, nel tentativo di scongiurare un blocco totale delle attività e preservare le conquiste ottenute negli ultimi anni.

Tuttavia, il caso di Palazzo Chigi non rappresenta un episodio isolato, ma sembra essere la punta di un iceberg che coinvolge l’intera struttura dei ministeri strategici. Secondo un monitoraggio condotto dalla Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, si sta registrando un vero e proprio dietrofront generale che mette in discussione la regola dei due giorni settimanali di lavoro agile. Questa soglia, che appariva coerente con la normativa post-Covid basata sulla prevalenza del lavoro in presenza, sta diventando un miraggio per migliaia di funzionari. Marco Carlomagno, segretario generale della Flp, ha evidenziato come le resistenze siano diffuse: «Il ministero della Giustizia, che ha sempre ostacolato il lavoro agile nei tribunali, al massimo un giorno la settimana, sta adottando una politica di rientro negli uffici di Roma, con la richiesta di ridurre da 2 a un giorno la settimana lo smart working». Segnali di arretramento simili sono stati intercettati anche presso i dicasteri della Cultura e dell’Agricoltura, dove la spinta verso il ritorno fisico negli uffici si fa sempre più pressante.

Le diverse amministrazioni centrali stanno adottando soluzioni variegate, che però convergono quasi sempre verso una riduzione della flessibilità. Al Ministero dell’Economia si è consolidata una formula che prevede 6 giorni mensili di lavoro agile, elevabili a 8 solo in presenza di condizioni certificate come quelle dei caregiver o dei lavoratori fuori sede. Alla Farnesina la situazione appare ancora più rigida, con una media che oscilla tra i 4 e i 6 giorni al mese, ma con una nota polemica sollevata dal sindacato riguardo alle sedi estere. Ambasciate e consolati rimangono infatti totalmente esclusi da queste dinamiche, creando una disparità di trattamento che viene giudicata inaccettabile dalle rappresentanze dei lavoratori. Persino in quelle realtà considerate storicamente più avanzate dal punto di vista tecnologico e organizzativo, come l’Agenzia delle Entrate, il Ministero della Salute e quello dell’Interno, si avvertono forti spinte verso il ridimensionamento, sebbene finora il muro sindacale sia riuscito a difendere la quota degli otto giorni mensili.

Il quadro si complica ulteriormente se si sposta l’osservazione dagli uffici centrali della Capitale a quelli periferici distribuiti sul territorio nazionale. In queste sedi, le giornate di smart working concesse risultano essere sistematicamente inferiori, con una riduzione media del 50% rispetto ai colleghi di Roma. Questa differenza crea una discriminazione che non tiene conto delle reali necessità dei lavoratori fragili o di coloro che devono affrontare quotidianamente il pendolarismo in aree urbane congestionate. Eppure, nonostante la ritirata delle amministrazioni, la domanda di flessibilità da parte dei lavoratori non accenna a diminuire. Una ricerca del Politecnico di Milano ha confermato che il lavoro agile è percepito come un incentivo fondamentale per restare impiegati nella Pubblica Amministrazione locale, garantendo un risparmio economico sui trasporti e un miglioramento tangibile della routine quotidiana. Il contrasto tra la visione della politica, che punta al rientro massiccio, e quella dei dipendenti, che vedono nello smart working un pilastro della qualità della vita, promette di alimentare nuove e accese battaglie sindacali nei mesi a venire.

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