Blitz dei Carabinieri nell’Agro Pontino sulla sicurezza del lavoro nei campi

11/07/2026

Il rumore dei motori dei trattori e lo spostamento dei grandi contenitori in plastica carichi di ortaggi rompono il silenzio nelle campagne tra Terracina e Borgo Hermada. In questa area dell’Agro Pontino, dove le strutture delle serre si estendono senza sosta per chilometri, i Carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro, insieme ai militari della compagnia locale, hanno avviato una serie di verifiche mirate. L’obiettivo principale delle forze dell’ordine è monitorare le reali condizioni lavorative all’interno di uno dei distretti ortofrutticoli più rilevanti a livello nazionale. La vigilanza si concentra non soltanto sul contrasto al fenomeno del caporalato, ma anche sulla salvaguardia della salute dei braccianti, messi a dura prova dalle ondate di calore estremo che caratterizzano la stagione estiva.

La scelta di focalizzare le ispezioni in questo territorio risponde alla piena attività della raccolta di frutta e verdura, strettamente connessa al mercato all’ingrosso di Fondi. Il comandante Fabio Bartolotta, alla guida del nucleo operativo del gruppo carabinieri per la tutela del lavoro di Roma, ha chiarito al Messaggero la strategia operativa: «Noi andiamo in borghese perché i lavoratori non ci devono vedere come qualcuno che li aggredisce ma come qualcuno che vuole tutelarli». Durante i controlli, eseguiti con temperature esterne che sfiorano i 35 gradi, i militari osservano le dinamiche interne prima di intervenire, notando spesso il tentativo dei braccianti di allontanarsi spontaneamente alla vista delle pattuglie.

Tra le persone identificate nei campi non vi sono soltanto cittadini stranieri, ma anche giovani italiani che affrontano turni massacranti. Uno dei lavoratori presenti sul sito ha descritto la propria quotidianità: «Non mi ricordo neanche più a che ora mi sveglio, oramai per me è automatico alzarmi intorno alle 4». Le condizioni all’interno delle serre appaiono critiche, con l’aria immobile e i sistemi di ventilazione spenti poiché destinati alla conservazione delle colture piuttosto che al benessere del personale. Il comandante Bartolotta ha specificato i criteri di valutazione adottati dai militari: «Non ci basiamo soltanto sull’ordinanza regionale anti-caldo. Sotto le serre, in particolare, le temperature possono arrivare anche a 80 gradi e c’è un alto rischio di stress termico per le persone».

Ai titolari delle aziende agricole viene sistematicamente richiesta l’esibizione del documento di valutazione dei rischi, fondamentale per verificare le misure adottate contro le temperature elevate. Tuttavia, l’accesso sul campo rappresenta solo la fase iniziale di accertamenti più approfonditi, come confermato dallo stesso comandante: «Per controllare davvero un’azienda possono servire fino a tre mesi». Le indagini dei Carabinieri intercettano anche il flusso di lavoratori che si muovono in bicicletta tra i diversi appezzamenti stradali. Un giovane di origine indiana ha riferito la sua esperienza spiegando in lingua italiana: «Ho iniziato a lavorare alle 6 di mattina, raccolgo cocomeri e ortaggi misti in una cooperativa qui». Lo stesso ragazzo ha poi fornito dettagli sui compensi e l’organizzazione dei turni: «Dobbiamo raccoglierli e metterli dentro i bidoni. Lavoro tutti i giorni tranne la domenica per circa 10 ore al giorno per 6 euro l’ora. Veniamo avvertiti il giorno prima tramite messaggio e ci fanno sapere se dobbiamo andare a lavorare o no». Questo scenario locale si inserisce in un quadro nazionale complesso, che nel corso del 2025 ha visto l’arma effettuare oltre 26mila accertamenti su quasi 17mila aziende, riscontrando più di 15mila posizioni irregolari e 5800 lavoratori totalmente in nero, con sanzioni complessive superiori ai 51 milioni di euro.

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