
Stupro nel bar al quartiere Africano: condannato a 6 anni il titolare
La giustizia ha emesso il suo verdetto di primo grado per una vicenda di inaudita gravità accaduta in un locale del quartiere Africano di Roma. Un uomo di 29 anni, titolare dell’attività commerciale, è stato condannato a sei anni di reclusione al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. Le accuse mosse nei suoi confronti, che hanno retto al vaglio del giudice, sono pesantissime: violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona. La drammatica vicenda risale alla serata del 29 maggio 2025, quando una donna romana di 48 anni, colta da un improvviso malore mentre passeggiava lungo viale Eritrea, ha cercato rifugio e assistenza nel locale più vicino, ignorando che quel gesto di necessità l’avrebbe trascinata in un incubo durato oltre un’ora.
Secondo la ricostruzione accolta dal tribunale, la vittima era entrata nel bar chiedendo un bicchiere d’acqua e l’intervento del 112 per il malessere che la stava colpendo. L’imputato, invece di prestare il soccorso richiesto, l’ha condotta con l’inganno verso il seminterrato, sostenendo che lì avrebbe trovato un bagno per rinfrescarsi. Una volta raggiunti i locali inferiori, la donna è stata spinta con forza in un ambiente adibito a cantina e costretta a subire un rapporto sessuale su una branda di fortuna. Gli atti processuali descrivono con precisione la condotta dell’uomo, sottolineando come egli la abbia privata della libertà personale, «trattenendola all’interno delle cantine, anche dopo aver consumato la violenza». Solo dopo circa 60 minuti di terrore, la 48enne è riuscita a divincolarsi e a riguadagnare l’uscita del locale per chiedere aiuto.
L’allarme è scattato immediatamente e ha portato sul posto i militari della stazione Roma Salaria, supportati dal nucleo investigativo del comando provinciale per i rilievi scientifici necessari. Molteplici testimoni presenti in quel momento sul viale hanno confermato di aver visto la vittima uscire dal bar in uno stato di profonda confusione, con il volto visibilmente segnato da ferite al sopracciglio e un passo estremamente incerto. La gravità del fatto aveva suscitato una reazione immediata della comunità locale e dei movimenti femministi, che pochi giorni dopo l’arresto avevano organizzato un presidio di solidarietà davanti alle serrande del locale, ribadendo con forza il messaggio di vicinanza verso la donna offesa.
La sentenza emessa nel tardo pomeriggio di ieri ha accolto sostanzialmente le richieste della pubblica accusa, seppur con una leggera riduzione rispetto ai sei anni e otto mesi auspicati dalla procura. Grande soddisfazione è stata espressa dalle legali di parte civile che hanno assistito la vittima e le associazioni schieratesi al suo fianco durante tutto l’iter giudiziario. L’imputato resta attualmente detenuto presso la struttura carceraria di Regina Coeli.
M.M.