
Delitto di Anguillara, a Carlomagno contestata la premeditazione
L’inchiesta sulla tragica morte di Federica Torzullo, avvenuta quattro mesi fa tra le mura di una villetta ad Anguillara Sabazia, ha subito una brusca accelerazione che aggrava pesantemente la posizione giudiziaria di Claudio Carlomagno. Il 44enne, che ha già confessato di essere l’autore del delitto, si trova ora a dover rispondere di accuse decisamente più pesanti rispetto a quelle iniziali. La Procura di Civitavecchia, dopo aver analizzato minuziosamente i rilievi scientifici e i tabulati telefonici, ha infatti deciso di modificare il capo di imputazione inserendo l’aggravante della premeditazione e aggiungendo il reato di vilipendio di cadavere a quello di occultamento. Durante l’ultimo interrogatorio svoltosi nel penitenziario alla presenza del procuratore Alberto Liguori, l’indagato ha scelto di parlare per oltre tre ore, cercando tuttavia di mantenere ferma la propria versione dei fatti nonostante le evidenze emerse dall’esame autoptico e dalle perizie dei Ris.
Uno dei punti di maggiore frizione tra la confessione dell’uomo e le risultanze investigative riguarda l’orario del decesso. Carlomagno continua a sostenere di aver colpito la moglie la mattina del 9 gennaio in un momento di rabbia improvvisa scaturito da una discussione sull’affidamento del figlio. Tuttavia, i medici legali hanno rinvenuto nello stomaco della vittima tracce della cena consumata la sera precedente, collocando l’omicidio già nella notte dell’8 gennaio. Secondo gli inquirenti, non si è trattato di un gesto d’impeto ma di un piano studiato nei dettagli, maturato a causa dell’ostruzionismo dell’uomo di fronte alla richiesta di separazione avanzata dalla moglie. Nelle ricostruzioni della Procura si legge che l’accelerazione della decisione sarebbe giunta nel periodo natalizio quando la donna aveva dato un ultimatum definitivo per il trasferimento in domicili separati.
Le chat analizzate dagli investigatori confermano un clima di forte tensione, con Federica che premeva per definire la situazione legale mentre il marito smetteva persino di rispondere ai messaggi, covando un rancore che lo ha portato a considerare la consorte come un ostacolo alla propria felicità e al rapporto con il figlio. Gli accertamenti tecnici eseguiti all’interno dell’abitazione di via Costantino hanno rivelato la presenza di sangue e candeggina, segno che l’assassino avrebbe passato ore a ripulire la scena del crimine prima di trasportare il corpo nel baule dell’auto verso l’azienda di famiglia. Qui si sarebbe consumato l’orrore del vilipendio: per occultare i resti in una fossa scavata nel terreno, l’uomo avrebbe deturpato il viso della vittima con il fuoco e utilizzato un escavatore meccanico per piegare la salma, provocando la rottura del bacino e di un’anca.
Il quadro accusatorio si completa con il sospetto che il reo confesso possa aver goduto del supporto di alcuni complici nelle fasi successive all’omicidio, specialmente per la gestione del cadavere e la pulizia della villetta. Il momento critico sarebbe scattato l’8 gennaio, proprio mentre la donna stava preparando i bagagli per un breve viaggio, ribadendo che al suo ritorno la loro unione sarebbe finita per sempre. In quel frangente, Carlomagno avrebbe capito che non c’era più niente da fare e avrebbe messo in atto il proposito di vendetta che la Procura ritiene ormai ampiamente provato. Le nuove contestazioni spingono il processo verso uno scenario di massima severità, mentre l’indagato continua a respingere la tesi della pianificazione e insiste sul racconto di un delitto d’impeto.
M.M.