
Strage di Casalotti, più di 50 segnalazioni sul killer alla Polizia
Le forze dell’ordine hanno avviato una imponente operazione di ricerca che si estende dai casolari abbandonati nelle campagne della periferia romana fino ai punti di snodo più nevralgici del Paese. Sotto la lente degli investigatori ci sono le frontiere italiane, le stazioni ferroviarie, i nodi di interscambio dei bus e gli aeroporti, senza tralasciare i possibili collegamenti con il Regno Unito, dove l’uomo ha vissuto fino a poco tempo fa. Il ricercato è Shahadat Hossain, un cittadino bengalese di 43 anni, sul quale pende la pesante accusa di aver barbaramente ucciso i coniugi Uddin e la loro bambina, la piccola Arowa. Le vittime sono state massacrate a colpi di mannaia all’interno della propria abitazione, un piccolo appartamento situato al primo piano di una palazzina a Casalotti, nella periferia nord-occidentale della Capitale. Le indagini sono scattate immediatamente dopo la drammatica testimonianza di Amir, unico sopravvissuto al massacro e figlio della coppia, che ha prontamente indicato ai soccorritori e agli agenti della Polizia di Stato l’identità del presunto killer. Da quel drammatico momento, l’attività investigativa non ha subito alcuna interruzione. La Squadra Mobile di Roma, sotto il coordinamento di Giuseppe Pititto, sta raccogliendo le deposizioni di una fitta rete di testimoni, tra cui amici, parenti e conoscenti del presunto assassino, nel tentativo di ricostruire i suoi spostamenti recenti e individuare i luoghi che frequentava abitualmente.
Parallelamente agli interrogatori, sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari, concentrate soprattutto tra i membri della comunità bengalese romana, all’interno della quale la famiglia Uddin era molto conosciuta. Secondo quanto riferito dal giovane Amir, suo padre Kamal Uddin manifestava da tempo l’intenzione di allontanare Hossain dal loro nucleo e dalla cerchia di frequentazioni a causa di delicate questioni sentimentali. Nel quartiere si rincorrono diverse voci riguardanti il legame tra il ricercato e Jahan, moglie di Kamal. Alcuni residenti sostengono che tra i due vi fosse una vera e propria relazione, sottolineando come i due stessero sempre insieme e come Shahadat frequentasse assiduamente l’abitazione di Casalotti. Di parere opposto sono altri conoscenti, secondo i quali l’uomo avrebbe sviluppato una morbosa ossessione nei confronti della donna, avanzando richieste e attenzioni particolari che lei, tuttavia, avrebbe sempre respinto in modo netto. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo e lavorano per accertare la verità, poiché il movente non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale dal punto di vista giudiziario. Un aiuto fondamentale per fare luce sulla dinamica potrebbe arrivare dall’analisi del telefono cellulare che il fuggitivo ha dimenticato sul luogo del delitto. Si è trattato di una disattenzione causata presumibilmente dalla fretta di scappare, dal momento che Hossain è stato sorpreso da Amir proprio mentre stava tentando di ripulire l’appartamento dalle vistose tracce di sangue lasciate dal massacro.
Attualmente Amir si trova ricoverato in prognosi riservata presso il Policlinico Gemelli, dove è stato sottoposto a un delicato intervento di neurochirurgia a causa di una frattura cranica associata a un ematoma. Il primo a prestare soccorso al giovane in strada è stato un residente di nome Marku, il quale ha ricordato visibilmente scosso quei momenti concitati, descrivendo il ragazzo in mezzo alla carreggiata, completamente coperto di sangue, mentre cercava disperatamente aiuto e continuava a ripetere il nome del suo aggressore.
Subito dopo la colluttazione con Amir, il killer è fuggito a piedi, facendo perdere le proprie tracce. Nonostante la polizia abbia diffuso la sua fotografia sui canali social e sulle piattaforme di messaggistica interna, e malgrado siano giunte circa 50 segnalazioni nelle prime 24 ore, nessun avvistamento si è rivelato concreto. Gli inquirenti prendono in considerazione ogni scenario, incluso il timore che l’uomo possa aver compiuto un gesto estremo.
Nel frattempo, il quartiere di Casalotti si stringe nel dolore e nella solidarietà. Proprio in quella piazza è stata organizzata una fiaccolata silenziosa alla quale prenderanno parte amici, vicini e parenti per onorare la memoria delle tre vittime. Gli organizzatori dell’evento hanno voluto sottolineare l’importanza di restare uniti affermando che cammineranno insieme per ricordare una famiglia che ha sempre rappresentato un modello di perfetta integrazione e grande disponibilità verso il prossimo. La macchina della solidarietà si è attivata rapidamente anche attraverso diverse raccolte fondi, destinate sia a coprire le spese per le esequie sia a sostenere il percorso di guarigione del giovane Amir. Sul tragico evento è intervenuto anche il cardinale Baldassare Reina, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, che ha espresso il proprio cordoglio. Il porporato ha tenuto a precisare che la Chiesa capitolina si stringe nella preghiera attorno alle vittime e manifesta la propria vicinanza al giovane ferito, concludendo con un fermo monito pastorale: «come comunità cristiana non possiamo tacere. Roma non può permettere che la paura prenda il posto della fraternità».