
Molestie al Conservatorio di Santa Cecilia: ex professore a processo a Roma
Un’atmosfera di profonda tensione e sofferenza ha caratterizzato l’udienza svoltasi davanti ai giudici della quinta sezione collegiale di piazzale Clodio, dove è stata ricostruita la drammatica vicenda di una studentessa di 24 anni iscritta al conservatorio di Santa Cecilia a Roma. La giovane ha ripercorso in aula i dettagli di un periodo in cui le sue lezioni individuali di flauto si sarebbero trasformate in un vero e proprio incubo a causa dei comportamenti di un professore dello stesso istituto. L’uomo, un 67enne che attualmente si trova in pensione, deve rispondere della grave accusa di violenza sessuale per i fatti contestati dalla procura capitolina.
In base a quanto ricordato dalla vittima durante l’esame in aula, i primi contatti con il docente risalgono alla fine del 2021. Le lezioni musicali si tenevano singolarmente e all’interno di aule in cui le porte venivano abitualmente chiuse per motivi logistici ed evitare disturbi sonori all’esterno. Se nelle prime settimane il rapporto didattico era rimasto nei binari della normalità, con il passare del tempo la situazione è progressivamente mutata. I primi episodi ravvisati dalla studentessa, emersi anche rispondendo alle domande della sostituta procuratrice Antonella Nespola, riguardavano contatti fisici inizialmente camuffati da correzioni della postura, una pratica che talvolta può rientrare nei metodi di insegnamento musicale.
Tuttavia, la giovane ha presto compreso la natura inappropriata di quei gesti, riferendo che «con le mani cominciava a scendere giù fino all’inguine e ai glutei». L’escalation si sarebbe manifestata anche attraverso baci improvvisi che il docente dispensava sulla scusa dei successi nell’esecuzione dei brani. La ragazza ha specificato davanti al collegio giudicante che l’uomo «sosteneva che fossero baci accademici, ma erano baci veri», aggiungendo che nei momenti in cui commetteva un errore di esecuzione il professore ironizzava sul fatto che l’avrebbe sculacciata. Nella prima metà del 2022 la pressione psicologica sulla ventiquattrenne è diventata insostenibile, portandola in un primo momento a colpevolizzarsi e a vivere in uno stato di costante sconcerto, mentre i palpeggiamenti si ripetevano al termine degli incontri di studio, uniti a insistenti inviti a frequentare l’abitazione del docente fuori Roma con promesse di agevolazioni nel mondo della musica.
Il momento di massima gravità si sarebbe consumato nel giugno del 2022, in concomitanza con la sessione d’esami del Conservatorio. Con il pretesto di dover sistemare alcune formalità, il professore l’avrebbe condotta in un’aula vuota per poi bloccarle i polsi e tentare di baciarla sulla bocca. La vittima ha descritto la propria totale incapacità di reagire in quel frangente a causa di un blocco emotivo che l’ha resa immobile e di marmo. L’ultimo contatto diretto tra i due è avvenuto nel marzo del 2023, quando l’imputato ha scoperto la querela sporta nei suoi confronti e ha affrontato la studentessa in una classe con toni intimidatori, un episodio interrotto solo dal tempestivo intervento del direttore del conservatorio. Mentre la difesa dell’imputato, affidata all’avvocata Marta Nardozzi, sostiene la totale estraneità del sessantasettenne ai fatti, l’avvocata di parte civile Giulia Masi ha rimarcato come la vittima abbia descritto la tipica reazione traumatica di freezing, in cui la persona offesa subisce una pietrificazione fisica che impedisce una reazione esplicita. Il processo riprenderà nel mese di novembre per l’audizione di ulteriori testimoni.
M.M.