San Lorenzo respira dopo il terrore: il picchiatore tunisino trasferito a Regina Coeli

20/03/2026

Il quartiere di San Lorenzo prova finalmente a lasciarsi alle spalle un periodo di profonda inquietudine, segnato da una violenza tanto improvvisa quanto inspiegabile che ha scosso le fondamenta della convivenza civile nell’area. La notizia del trasferimento del ventiduenne tunisino dal reparto di psichiatria del Policlinico Umberto I alle celle del carcere di Regina Coeli è stata accolta con un sospiro di sollievo da una comunità che per settimane si è sentita ostaggio di un’aggressività fuori controllo. Non si trattava di episodi isolati legati a tentativi di rapina o a regolamenti di conti, ma di una furia cieca che colpiva i passanti in modo del tutto casuale, trasformando le passeggiate pomeridiane o il rientro serale dal lavoro in un rischio incalcolabile per chiunque si trovasse a incrociare il suo cammino.

L’episodio che ha segnato il punto di non ritorno e ha squarciato il velo di silenzio su questa vicenda è avvenuto lo scorso 2 febbraio in via dei Dalmati. Quel giorno, la brutalità dell’uomo si è abbattuta con ferocia su Daniela, una donna di 44 anni che stava camminando tranquillamente insieme a suo figlio. Senza alcun preavviso o provocazione, il tunisino le ha sferrato un pugno al volto con una forza inaudita, causandole la frattura del naso e dello zigomo. L’aggressione, avvenuta sotto gli occhi terrorizzati del bambino, è stata immortalata nitidamente dalle telecamere di videosorveglianza della zona. La successiva diffusione di quel video non ha solo documentato la gravità del fatto, ma ha agito da catalizzatore, scatenando una reazione a catena tra i residenti del quartiere.

La circolazione di quelle immagini crude ha infatti spinto altre donne a uscire dall’ombra e a trovare il coraggio necessario per denunciare soprusi simili subiti nelle settimane precedenti. Il bilancio delle vittime accertate è salito rapidamente a sei, tutte accomunate dallo stesso identico copione fatto di schiaffi, spintoni e cazzotti sferrati senza un apparente motivo. Tra le persone colpite figura persino una ragazzina di appena 12 anni, a testimonianza di una pericolosità sociale che non sembrava risparmiare nemmeno i minori o i soggetti più fragili. Questa escalation di eventi ha riacceso un dibattito mai sopito sulla percezione di insicurezza a San Lorenzo, portando il Comitato di quartiere a organizzare un’assemblea pubblica molto partecipata per affrontare collettivamente l’emergenza.

Durante l’incontro, i cittadini hanno espresso tutta la loro frustrazione per una situazione che percepiscono come degradata e ormai priva di presidi stabili. Il timore principale sollevato dai presenti riguarda la gestione di soggetti problematici, spesso stranieri senza fissa dimora che gravitano stabilmente nell’area e che, dopo brevi fermi o ricoveri temporanei, tornano regolarmente a occupare i marciapiedi e le piazze del quartiere. Gli abitanti hanno chiesto a gran voce interventi che non siano esclusivamente repressivi, ma che garantiscano la certezza che persone con evidenti disturbi o potenzialmente pericolose non vengano lasciate a bivaccare in uno stato di totale abbandono sociale.

Per Daniela, la vittima dell’aggressione di via dei Dalmati, le ultime settimane sono state un lungo calvario fatto di dolore fisico e sofferenza psicologica. Dopo essere stata costretta a subire un delicato intervento chirurgico per ridurre le numerose fratture riportate, la donna ha dovuto convivere con l’incubo ricorrente che il suo aggressore potesse tornare libero in tempi brevi e commettere nuovi gesti pericolosi. Ora che il ventiduenne si trova in un regime carcerario ordinario, la speranza della comunità è che San Lorenzo possa ritrovare una normalità fatta di strade sicure, mentre le istituzioni cercano di gestire un caso che è lo specchio di una marginalità urbana sempre più diffusa.

M.M.

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