
Roma, firmato il nuovo contratto per gli addetti alle Funzioni centrali
È stato sottoscritto, presso l’Aran, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i circa 200.000 addetti del comparto delle funzioni centrali relativo al triennio 2022-2024. Il contratto, che segue la pre-intesa siglata lo scorso novembre, sarà immediatamente operativo e apporterà novità sia economiche che organizzative. A partire da febbraio 2025, le buste paga verranno aggiornate con incrementi medi mensili di 165 euro e arretrati stimati in circa 1.000 euro per lavoratore, al netto di quanto già anticipato nel dicembre 2023. Previsto anche un incremento dello 0,22% del monte salari 2021 per i fondi destinati alla produttività delle amministrazioni del comparto.
Nonostante l’aumento del 6% delle retribuzioni non sia completamente in linea con l’inflazione del triennio, Marco Carlomagno, segretario generale della FLP, ha sottolineato che si tratta comunque di un risultato superiore ai rinnovi precedenti e rappresenta un passo avanti per la valorizzazione del personale. Tra le principali innovazioni del contratto figurano l’introduzione della settimana lavorativa su quattro giorni, fruibile su base volontaria, e l’estensione del lavoro agile, che diventa ora oggetto di contrattazione. Viene inoltre superata la prevalenza dell’attività in presenza, con la possibilità di ricorrere al telelavoro domiciliare, al coworking e con il riconoscimento del buono pasto anche per le giornate di smart working.
Oltre agli aspetti economici, il contratto prevede maggiori tutele per i lavoratori. Sono state incrementate le ore di permesso retribuito per visite mediche per il personale over 60, passando da 18 a 20 ore, ed è stato riconosciuto il diritto allo studio anche per il personale a tempo determinato. Inoltre, si è puntato su politiche di age management e sull’introduzione di maggiori tutele in caso di gravi patologie. La FLP ha già richiesto al ministro Zangrillo di emanare l’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto 2025-2027 e di avviare un confronto su questioni ancora aperte, come la defiscalizzazione del salario accessorio, l’eliminazione dei tetti sui fondi aziendali e la rivalutazione del valore del buono pasto, considerato inadeguato rispetto all’aumento del costo della vita. La firma del contratto rappresenta quindi un’importante tappa per la modernizzazione della pubblica amministrazione e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori del settore pubblico.
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