Omicidio dell’ambasciatore in Congo Attanasio, la pista del traffico di visti

20/03/2026

La ricerca della verità sulla tragica fine di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano ucciso in Congo nel febbraio del 2021, sembra oggi imboccare una direzione tanto inedita quanto inquietante. Siamo nel 2026 e, nonostante il tempo trascorso, il velo di mistero che avvolge l’agguato mortale avvenuto nei pressi del villaggio di Kibumba non si è ancora sollevato del tutto. La Procura di Roma ha deciso di aprire un nuovo fascicolo d’indagine basandosi sulla denuncia dettagliata presentata dal deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe. Secondo questa nuova ipotesi investigativa, il movente dell’uccisione del diplomatico, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del collaboratore locale Mustapha Milambo potrebbe essere legato a un traffico illecito di visti d’ingresso per l’Italia di cui Attanasio sarebbe venuto a conoscenza.

L’onorevole Di Giuseppe è una figura che ha già dimostrato grande incisività in passato, essendo stato il promotore delle indagini che portarono allo smantellamento di un complesso racket di visti in Bangladesh. Lo scorso 26 febbraio, il parlamentare ha depositato un esposto presso il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma, riportando i contenuti di un colloquio riservato avuto con un diplomatico del Ministero degli Esteri. Nel verbale che accompagna la denuncia, il deputato sottolinea un aspetto cruciale per le indagini in corso: «dalla conversazione emergerebbero nuovi ed importanti elementi che potrebbero portare a sviluppi finora sconosciuti in relazione alle circostanze che hanno determinato l’uccisione di Luca Attanasio». Il testimone ha delineato un quadro fatto di pesanti irregolarità nella gestione dei documenti a Kinshasa, una situazione che affonderebbe le radici in un periodo precedente all’arrivo di Attanasio, il quale aveva iniziato il suo mandato nel settembre del 2017.

Secondo quanto ricostruito attraverso la denuncia, l’ambasciatore ucciso avrebbe scoperto che la compravendita dei visti era una pratica ancora in essere, con un tariffario preciso che prevedeva il pagamento di circa 7mila dollari per ottenere l’ingresso in Italia. Questa somma comprendeva non solo il visto stesso, ma anche i biglietti aerei e una serie di servizi collaterali, alimentando una rete criminale con ramificazioni locali e internazionali. Già tra il maggio del 2016 e il luglio del 2017, alcune segnalazioni ufficiali avevano tentato di portare queste anomalie all’attenzione della Farnesina, parlando di un sistema strutturato che operava nell’ombra. Oltre al traffico documentale, l’inchiesta solleva nuovamente il tema della sicurezza dell’ambasciatore, evidenziando come l’assenza di un autista dei carabinieri addestrato alla guida di mezzi blindati, sostituito da personale locale, possa aver giocato un ruolo fatale nella vulnerabilità della missione.

Questa nuova fase d’indagine arriva dopo che, nel febbraio del 2024, il giudice per l’udienza preliminare di Roma aveva disposto il non luogo a procedere per due funzionari del Programma Alimentare Mondiale, Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza. Entrambi avevano beneficiato dell’immunità diplomatica, nonostante l’accusa di omicidio colposo legata alla presunta mancata comunicazione dello spostamento alla missione Monusco, che avrebbe dovuto garantire la protezione del convoglio. L’avvocato dei familiari di Attanasio, Rocco Curcio, pur mantenendo un profilo di cautela sulla correlazione diretta tra i visti e l’omicidio, ha riconosciuto la drammaticità del fenomeno, spiegando che pur non avendo ancora prove schiaccianti non è possibile escludere alcun nesso causale. Il contesto generale descritto anche da recenti inchieste giornalistiche, come quelle contenute nel libro Sfruttamento Made in Italy di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci, conferma che il traffico di visti è una piaga che costringe migliaia di migranti a sborsare cifre esorbitanti per arrivare nel nostro Paese. La giustizia è ora chiamata a chiarire se dietro l’ultimo respiro di Luca Attanasio ci sia stata davvero la volontà di mettere a tacere chi aveva osato sfidare questo sistema di corruzione internazionale.

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