
Meloni chiude il caso Trump: “La politica estera non è Temptation Island”
All’Acquario Romano, in occasione della festa de La Verità, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sceglie di gettare acqua sul fuoco riguardo alle recenti tensioni con il presidente statunitense Donald Trump. La premier confessa di essere rimasta molto colpita dagli attacchi personali ricevuti, ma manifesta chiaramente l’intenzione di non alimentare ulteriormente la polemica sui social, dove nei giorni scorsi era diventato virale persino un meme che ritraeva i due leader davanti a un ipotetico falò di confronto. Con una battuta efficace, la leader dell’esecutivo chiarisce che la diplomazia internazionale richiede serietà: «la politica estera non si può fare come se fosse Temptation Island».
L’obiettivo strategico della presidente è far tornare alla normalità il lavoro bilaterale con gli Stati Uniti, una linea condivisa anche dai suoi ministri. Guido Crosetto e Antonio Tajani hanno già confermato la loro intenzione di partecipare alle celebrazioni del due luglio a Villa Taverna, la residenza dell’ambasciatore americano Tillman Fertitta. Meloni decide inoltre di non commentare i filmati del G7 in cui appariva intenta a gesticolare animatamente con Trump, preferendo concentrarsi sui dati concreti, come la recente visita di Crosetto a Washington e la crescita dell’export italiano nonostante l’introduzione dei dazi americani. Dal partito di maggioranza è giunto un chiaro invito ai parlamentari a evitare sovraesposizioni televisive sul tema, per consentire ai diplomatici di ricucire lo strappo senza ulteriori interferenze.
Oltre allo scenario americano, l’agenda internazionale della premier si presenta densa di appuntamenti, a partire dal vertice sulle spese Nato a Berlino fino al summit intergovernativo Italia-Francia ad Antibes, dove si discuterà della delicata situazione in Libano e del futuro della missione di peacekeeping destinata a sostituire Unifil. Sul fronte del Medio Oriente e del complesso accordo tra Stati Uniti e Iran, la leader del governo mantiene un approccio ottimista ma fermo su alcuni punti imprescindibili: «l’Iran non può dotarsi di armi e testate nucleari» e che è fondamentale garantire la sicurezza di tutti i Paesi della regione, oltre alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Nel panorama politico interno, Meloni difende con vigore lo Stabilicum e rifiuta le logiche delle alchimie preelettorali in vista delle consultazioni del prossimo anno, ritenendo che lo scenario di un pareggio sarebbe drammatico per il Paese. Non manca una frecciata polemica rivolta alle opposizioni e al generale Vannacci, leader di Futuro Nazionale. La premier ironizza sulle dinamiche del centrosinistra e lancia una stoccata a Matteo Renzi, evidenziando come l’attenzione mediatica della sinistra si concentri spesso su dinamiche esterne al proprio campo politico. Meloni tocca inoltre un tema sensibile per l’elettorato legato alle inchieste sulla gestione della pandemia, denunciando duramente i profitti illeciti realizzati durante l’emergenza sanitaria da «persone improvvisate alle quali vennero pagate decine di milioni di commissione per importare un miliardo di mascherine farlocche dalla Cina».
Infine, la presidente del Consiglio rivendica con orgoglio i risultati ottenuti in Europa sul regolamento dei rimpatri e sottolinea la solidità della sua maggioranza rispetto alla forte instabilità politica di altre democrazie occidentali, ironizzando sul fatto che in tre anni si troverà a confrontarsi con il terzo primo ministro britannico. In un momento di confidenza personale, Meloni rivela infine di aver smesso di fumare dall’inizio di maggio, superando con determinazione un periodo particolarmente complesso.