
Coppia di tunisini sequestrata e malmenata: arrestati i 4 aguzzini
Il quadrante orientale della Capitale è stato teatro di una vicenda criminale di rara ferocia che ha visto come protagonisti quattro cittadini italiani, tra cui una minorenne trovata in possesso di un’arma letale. Tutto ha avuto inizio lo scorso 28 aprile, quando un cittadino tunisino è stato prelevato con la forza dalla propria abitazione in zona Ponte Lungo per essere trasferito, insieme a un amico, in una cantina situata in via della Tenuta di Torrenova. La ricostruzione fornita dalle vittime una volta liberate delinea un quadro di estrema brutalità, segnato da minacce di morte e violenze fisiche costanti. Secondo quanto riferito ai poliziotti dopo il salvataggio, i sequestratori hanno agito con determinazione spietata: «ci hanno spinto dentro a calci, poi ci hanno costretto a inginocchiarci e ci hanno legato le mani. Ripetevano che volevano i soldi e che se non glieli avessimo dati ci avrebbero ammazzati», ha raccontato una delle vittime.
A guidare il gruppo criminale sarebbe stato un uomo di 55 anni con precedenti specifici legati al mondo degli stupefacenti, il quale avrebbe orchestrato il rapimento per riscuotere un presunto debito di quattromila euro. La situazione ha subito una svolta decisiva quando il fratello di una delle vittime ha deciso di rivolgersi agli agenti del distretto Casilino. Proprio mentre si trovava negli uffici del commissariato, l’uomo è stato contattato dal capo della banda che ha ribadito la richiesta estorsiva con toni perentori: «mi devi portare 4mila euro altrimenti tuo fratello non esce da qui». Grazie alla collaborazione del testimone, che ha azionato il vivavoce permettendo agli investigatori della Squadra Mobile e della Sezione Falchi di ascoltare la conversazione in tempo reale, è stata organizzata una trappola nei pressi di un bar in via della Tenuta di Torrenova.
L’intervento delle forze dell’ordine è scattato nel momento dell’incontro per la consegna del denaro, che il fratello della vittima era riuscito a rinegoziare a duemila euro. Durante l’operazione, la minorenne del gruppo ha tentato una reazione estrema estraendo dalla cintura una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa e colpo già inserito in canna, puntandola pericolosamente contro gli agenti in borghese prima di essere neutralizzata e disarmata. Una volta messi alle strette, gli arrestati hanno indicato il luogo della prigionia dove la polizia ha fatto irruzione trovando i due sequestrati in stato di profondo shock, con i volti tumefatti dalle percosse e le mani ancora legate. Il racconto del cittadino tunisino ha confermato che la minaccia delle armi era stata costante fin dal momento del prelievo forzato: «quando mi hanno preso a casa e caricato sull’auto mi hanno detto di stare zitto se lungo il tragitto ci avessero fermato e di dire che eravamo amici, mi puntavano una pistola». Nonostante la ferocia del metodo utilizzato, gli inquirenti non hanno al momento riscontrato legami diretti con la criminalità organizzata, sebbene le indagini proseguano per accertare se dietro il pretesto del debito o di un presunto furto subito dalla banda si celino dinamiche criminali più profonde.
M.M.