
E’ polemica Italia-Nato sull’uso delle basi per gli attacchi all’Iran
Una singola dichiarazione televisiva rilasciata oltreoceano ha innescato un vero e proprio terremoto politico a Roma, scuotendo i palazzi del potere e riaccendendo lo scontro tra l’esecutivo e le forze di opposizione. Mancavano pochi minuti a mezzogiorno quando i principali canali d’informazione hanno battuto le parole pronunciate su Fox News da Mark Rutte, il segretario generale della Nato, reduce da un cruciale colloquio a Washington con Donald Trump. Al centro del dibattito c’era il conflitto in Iran e il profondo malumore manifestato dal tycoon per il presunto scarso sostegno offerto dai partner europei alla massiccia operazione militare Epic Fury, condotta in sinergia da Stati Uniti e Israele. Per rassicurare l’alleato americano e dimostrare la concretezza dell’impegno europeo, l’ex premier olandese ha snocciolato cifre precise relative alla partecipazione dei partner dell’Alleanza. Per avvalorare la sua tesi, Rutte ha chiamato in causa direttamente il territorio italiano: «Se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Un numero enorme».
Quello che nelle intenzioni del capo della Nato doveva probabilmente configurarsi come un assist politico per Giorgia Meloni si è trasformato in un boomerang diplomatico. La premier italiana era finita nel mirino delle critiche di Trump proprio per via del rifiuto opposto dal suo esecutivo lo scorso marzo alla richiesta di Washington di impiegare la base aerea di Sigonella. Le scottanti rivelazioni di Rutte hanno provocato immediato stupore e irritazione tra i corridoi di Palazzo Chigi e del ministero della Difesa, poiché quei 500 voli sembrano contraddire frontalmente la linea ufficiale sostenuta dal governo davanti alle Camere. La presidenza del Consiglio ha sempre ribadito con fermezza che le infrastrutture militari presenti sul suolo nazionale sono state messe a disposizione dei partner d’oltreatlantico esclusivamente per compiti di natura logistica, di ricognizione o per il rifornimento in quota. Al contrario, per qualsiasi azione di tipo cinetico o di attacco diretto è indispensabile il preventivo benestare dell’esecutivo italiano, con il conseguente obbligo di informare tempestivamente il Parlamento. Su questo specifico punto la stessa Meloni era stata categorica dinanzi ai deputati e ai senatori, assicurando che nessuna richiesta di tale genere era mai pervenuta da parte dell’amministrazione statunitense.
La diffusione pubblica di dati così sensibili sull’operatività delle basi ha suscitato pesanti interrogativi anche all’interno della stessa coalizione di centrodestra, dove alcuni esponenti hanno ipotizzato, a mezza bocca, una manovra orchestrata per mettere in forte imbarazzo la leader italiana. La reazione istituzionale è stata affidata a una nota ufficiale siglata da Guido Crosetto, nella quale il ministero della Difesa ha voluto precisare come l’esecutivo abbia agito in perfetta trasparenza e in totale coerenza con quanto riferito in aula, avendo autorizzato soltanto compiti tecnici e non di combattimento. Il comunicato ha espresso forte contrarietà verso l’uscita del segretario della Nato, evidenziando come sia sorprendente che una figura estranea alla conduzione di Epic Fury diffonda una ricostruzione errata in grado di veicolare un messaggio del tutto fallace sulla natura delle autorizzazioni concesse. La tensione si è parzialmente allentata solo dopo alcune ore grazie a una nota di chiarimento diffusa da un portavoce dell’Alleanza Atlantica, il quale ha specificato: «Il tipo di supporto a cui si riferiva il segretario generale riguarda la logistica o l’assistenza tecnica». Quindi nel pieno rispetto dei patti bilaterali in vigore.
Se per il ministro degli Esteri Antonio Tajani la precisazione è stata sufficiente a chiudere la vicenda, definendola una semplice tempesta in un bicchiere d’acqua e confermando la totale disponibilità del governo a riferire alle Camere, i partiti di minoranza sono passati immediatamente all’attacco. I vertici del Partito Democratico hanno chiesto massima trasparenza sostenendo che la premier debba fare chiarezza con estrema urgenza per spiegare se abbia mentito al Paese o se Rutte abbia riferito il falso, criticando inoltre la visione dell’Europa ridotta a mera piattaforma bellica americana. Sulla stessa linea si è posizionato Giuseppe Conte, secondo cui le dichiarazioni del capo della Nato smentiscono la presunta fermezza del governo italiano nei confronti di Washington, riducendo l’intera vicenda a un richiamo all’ordine da parte di Trump. Mentre il leader di Azione Carlo Calenda ha duramente stigmatizzato l’atteggiamento di Rutte, i rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra hanno annunciato il deposito di un’interrogazione parlamentare per ottenere l’elenco analitico di tutti i 500 decolli effettuati. Dal canto suo, Crosetto si è detto pienamente disponibile a presentarsi in Parlamento o a dare mandato alle strutture della Difesa per illustrare nel dettaglio, aeromobile per aeromobile, ogni singolo volo che ha ricevuto il via libera dalle autorità nazionali.