Emergenza caldo: temperature record e città sotto assedio

14/07/2026

La morsa del caldo estremo non concede alcuna tregua al continente europeo, portando con sé una scia di incendi devastanti alimentati da una siccità prolungata e da una vegetazione ormai priva di umidità. L’inizio della settimana delinea uno scenario drammatico in cui l’Italia si ritrova nuovamente ostaggio dell’anticiclone africano, registrando temperature vicine ai 40 gradi nelle regioni centro-meridionali. Nel frattempo, la Francia si trova a gestire la sua terza ondata di calore nell’arco di soli due mesi e la Germania registra un bilancio pesante con novantanove decessi per annegamento nel solo mese di giugno. Complessivamente, le vittime collegate alle temperature estreme in Europa hanno raggiunto quota diecimila, un dato monitorato attentamente da EuroMomo, la rete supportata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dall’Organizzazione mondiale della sanità, che evidenzia come oltre novemila di questi decessi riguardino persone con più di 65 anni.

In Italia la mappa dell’allerta termica si tinge rapidamente di rosso, coinvolgendo inizialmente centri urbani come Firenze, Perugia, Brescia e Torino, per poi estendersi a Bologna, Frosinone e Roma. Molte altre città restano in una condizione di preallarme arancione, mentre pochissime aree meridionali mantengono temporaneamente una classificazione verde. Gli esperti prevedono che l’ondata di calore persisterà fino al fine settimana, con picchi che in Sardegna potrebbero toccare i 45 gradi. L’unica parziale eccezione è rappresentata dall’arco alpino, esposto tuttavia al rischio di violenti temporali e grandinate. A esacerbare la situazione concorrono le notti tropicali, con minime eccezionalmente alte registrate anche in località montane come Bolzano e lungo le coste calabresi.

Per rispondere a questa crisi, diverse amministrazioni comunali stanno correndo ai ripari strutturando piani di adattamento. Roma ha varato un massiccio piano di investimenti quinquennale da 50 milioni di euro per realizzare oltre 600 rifugi climatici diffusi tra parchi, biblioteche e musei, oltre a sistemi di monitoraggio termico e interventi di depavimentazione. Interventi simili sono già partiti a Bologna, pioniera nella creazione di una rete di rifugi urbani freschi, e a Milano, dove sono stati attivati oltre cento spazi refrigerati per assistere la popolazione fragile.

Parallelamente, l’emergenza roghi sta devastando il territorio nazionale, con centinaia di interventi quotidiani dei vigili del fuoco. Le stime indicano che migliaia di ettari di boschi e aree agricole sono già andati in fumo, registrando un incremento significativo dei danni rispetto allo scorso anno. Regioni come il Piemonte, la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia mostrano le criticità maggiori, spingendo le autorità locali a dichiarare lo stato di massima pericolosità e a vietare qualsiasi attività che possa innescare fiamme libere.

La situazione non è migliore nel resto d’Europa. In Francia, dove milioni di cittadini si trovano in aree ad allerta rossa, i principali musei parigini hanno ridotto gli orari di apertura e le celebrazioni per la festa nazionale hanno subito drastiche modifiche per limitare i rischi. Anche i boschi francesi pagano un tributo altissimo, con decine di migliaia di ettari distrutti dall’inizio dell’anno, compresi i recenti roghi divampati a ridosso della capitale. Infine, la Spagna piange le vittime del devastante incendio divampato in Andalusia, a testimonianza di un territorio continentale sempre più vulnerabile alle conseguenze del riscaldamento globale.

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