
Il modello italiano contro il caldo estremo diventa un esempio per tutta Europa
Il modello italiano per il contrasto e la gestione degli effetti del caldo estremo sulla salute è diventato un vero e proprio punto di riferimento per l’intero contesto europeo. Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità lancia allarmi sempre più preoccupanti sulla diffusa impreparazione di numerose nazioni di fronte a ondate di calore che si manifestano con frequenza e intensità crescenti, l’Italia viene indicata come una delle principali e più virtuose eccezioni. A confermare questo importante traguardo è stato il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge, che ha esplicitamente elogiato il sistema italiano di monitoraggio e prevenzione, descrivendolo come uno dei più proattivi e strutturati nella fondamentale tutela del benessere dei cittadini. Questo riconoscimento internazionale giunge in un momento storico in cui i cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova la tenuta delle infrastrutture europee, lasciando molte grandi città in netta difficoltà, con strutture ospedaliere in affanno e centri urbani ancora sprovvisti di rifugi climatici adeguati per proteggere la popolazione.
Alla base di questo successo si colloca il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, un programma nato originariamente nell’anno 2005 ma che ha visto un netto potenziamento nel corso degli ultimi due anni, fino a trasformarsi in una componente strutturale e permanente della pianificazione sanitaria del Paese. La filosofia che muove l’intero progetto si basa sul concetto di anticipazione del rischio, evitando di attendere che i termometri superino i quaranta gradi o che si verifichi un picco anomalo nei ricoveri ospedalieri. L’idea è quella di allertare e preparare tempestivamente l’intera rete assistenziale prima che l’emergenza climatica possa concretamente esplodere. Ricorando le tempistiche di attivazione di questa strategia, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha precisato: «Siamo partiti prima delle ondate di calore, già a maggio il piano era operativo e i bollettini erano disponibili», aggiungendo poi che «Abbiamo sviluppato negli anni un sistema di monitoraggio e prevenzione accurato e credo che i risultati si stiano vedendo».
L’intera impalcatura del piano nazionale si regge in modo equilibrato su tre pilastri operativi fondamentali che lavorano in costante sinergia. Il primo di questi elementi è rappresentato dal sistema di allertamento precoce, denominato Heat Health Watch Warning Systems, sviluppato in stretta collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio. Da maggio a settembre, con cadenza quotidiana dal lunedì al venerdì e con estensioni ai fine settimana nei momenti di maggiore criticità, il Ministero pubblica sul proprio portale istituzionale i bollettini sulle ondate di calore. Questa tecnologia consente di prevedere con un anticipo che arriva fino a settantadue ore le condizioni meteorologiche e climatiche potenzialmente pericolose in ben 27 città italiane. Ciascun centro urbano riceve un livello di allerta progressivo che consente a Comuni, aziende sanitarie locali e Protezione civile di attivare i rispettivi protocolli di intervento sul territorio.
Il secondo asse portante riguarda la comunicazione diretta alla cittadinanza e la capillarità dell’assistenza sul territorio. I dieci consigli pratici per difendersi efficacemente dall’afa e dal caldo torrido vengono diffusi capillarmente attraverso una rete che include le farmacie, gli studi dei medici di medicina generale, le piattaforme social e il sito internet del Ministero. In questa ottica di medicina di prossimità, un ruolo sempre più centrale è destinato a essere ricoperto dalle Case di comunità, strutture pensate proprio per rafforzare la presa in carico e il monitoraggio dei soggetti più fragili direttamente nel loro ambiente di vita. Inoltre, è costantemente attivo il numero telefonico di pubblica utilità 1500, un servizio fondamentale che offre informazioni e supporto a anziani, famiglie e caregiver, indicando i comportamenti corretti da adottare, la corretta gestione dei farmaci e l’elenco dei servizi socio-sanitari disponibili a livello locale durante le giornate più complesse.
La raccolta costante e l’analisi rigorosa dei dati costituiscono il terzo pilastro del sistema italiano. Con una cadenza quindicinale, che diventa ancora più serrata e frequente durante i picchi di calore più intensi, si riunisce una cabina di regia che vede la partecipazione attiva del Ministero della Salute, dell’Inail e del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio. Il monitoraggio si concentra specificamente su due precisi indicatori epidemiologici, ovvero gli accessi registrati nei Pronto soccorso di quarantanove ospedali sentinella distribuiti nelle principali aree urbane, utili per intercettare precocemente un eventuale sovraccarico del sistema ospedaliero, e l’andamento reale della mortalità, in particolare nella popolazione sopra i sessantacinque anni, costantemente confrontato con il tasso di decessi normalmente atteso in quel medesimo periodo dell’anno.
Nel momento in cui questi indicatori evidenziano una situazione di potenziale pericolo, scattano in modo automatico le contromisure stabilite dal Piano. Tra queste si distingue l’attivazione del cosiddetto codice calore nei dipartimenti di emergenza, un percorso assistenziale preferenziale e dedicato che ha lo scopo di velocizzare l’accoglienza e il trattamento medico delle persone più vulnerabili. Parallelamente, le aziende sanitarie e le amministrazioni comunali incrociano le proprie banche dati per mappare gli anziani che vivono soli, i pazienti affetti da patologie croniche e le persone in condizioni di marginalità sociale, concentrando proprio su questi profili contatti telefonici preventivi, visite di controllo e interventi di assistenza domiciliare mirata.
Secondo il bilancio tracciato dallo stesso Schillaci, è merito di questa complessa macchina organizzativa se, nonostante i record termici registrati nelle settimane passate, non si è assistito a un incremento drammatico o a una esplosione degli accessi ai servizi di Pronto soccorso rispetto alle stagioni passate e, se si escludono alcune realtà locali specifiche come quella di Torino, non sono stati rilevati picchi preoccupanti nei dati generali di mortalità. Per la massima autorità sanitaria del Paese, le temperature estreme non possono più essere trattate come una semplice e passeggera emergenza legata alla stagione. Il ministro ha voluto ribadire la centralità di questo cambiamento epocale: «Non possiamo più ignorare il legame tra cambiamento climatico e salute», motivando così la scelta di dare vita all’interno del Ministero a un dipartimento interamente dedicato all’approccio One Health, un modello che unisce e mette in stretta relazione la salute degli esseri umani con quella dell’ecosistema e dell’ambiente circostante. Questa visione integrata, maturata anche grazie agli insegnamenti derivati dalla gestione della pandemia, trova oggi applicazione persino nella pianificazione della sicurezza per i grandi concerti estivi e per le manifestazioni pubbliche all’aperto, confermando la bontà di un sistema preventivo che l’Europa considera all’avanguardia.