Termovalorizzatore di Roma: posata la prima pietra dell’impianto

16/05/2026

La città di Roma compie un passo decisivo verso la modernizzazione della sua gestione ambientale con la posa della prima pietra del nuovo termovalorizzatore. L’avvio ufficiale dei lavori per la costruzione di questa infrastruttura strategica ha visto la partecipazione del sindaco Roberto Gualtieri e dell’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo, segnando l’inizio di un percorso che punta a risolvere in maniera definitiva la storica questione dei rifiuti della Capitale. All’apertura del cantiere erano presenti anche importanti figure istituzionali e aziendali, tra cui l’assessora all’Ambiente e Ciclo dei Rifiuti Sabrina Alfonsi, la presidente di Acea Barbara Marinali e Barbara Maccioni, amministratrice delegata di RenewRome, la società di progetto che riunisce eccellenze industriali quali Acea Ambiente, Suez Italy, Kanadevia Inova, Vianini Lavori e RMB.

La nuova struttura sorgerà nella periferia meridionale della città, lungo la via Ardeatina. L’opera richiede un investimento complessivo pari a un miliardo di euro e sarà in grado di trattare ogni anno 600mila tonnellate di rifiuti indifferenziati e non riciclabili. Questo investimento consentirà alla città di beneficiare di sbocchi certi per lo smaltimento interno, riducendo drasticamente i costi attualmente sostenuti per il trasporto dei rifiuti verso altre regioni italiane o all’estero. L’impianto è pienamente integrato nel Piano rifiuti approvato nel 2023, una pianificazione complessiva che mira a raggiungere la quota del 70% di raccolta differenziata e ad azzerare completamente il ricorso alle discariche.

Il sindaco Roberto Gualtieri ha espresso grande soddisfazione, ringraziando per la collaborazione tutte le istituzioni coinvolte nel lungo iter di approvazione, dal Governo alla Regione, fino alla Città Metropolitana e alla Soprintendenza di Stato. Il primo cittadino ha sottolineato l’alto profilo tecnologico dell’opera, evidenziando che il termovalorizzatore «è ancora più avanzato e quindi meno inquinante di quelli che sono nelle grandi città europee che sono in mezzo alle case nei quartieri». Gualtieri ha poi proseguito difendendo le scelte dimensionali dell’impianto: «usa una tecnologia di nuovissima generazione: è il più moderno, avanzato, verde e sicuro d’Europa. Inoltre ha un livello di emissioni bassissimo, tra le 80 alle 8000 volte inferiori a quelle di una strada normale trafficata con le macchine. C’è una polemica, si dice che è troppo grande. Io ho spiegato che in realtà noi abbiamo parametrato la dimensione sul livello di rifiuti indifferenziati che avremo tra diversi anni. Oggi ne abbiamo molti di più, quindi se si fosse parametrato alla produzione attuale di rifiuti indifferenziati avremmo dovuto farlo di circa 1 milione e persino di più di tonnellate l’anno. Questo è di 600mila proprio perché noi non vogliamo sederci, non vogliamo rallentare il processo di miglioramento della raccolta differenziata e di riciclo dei rifiuti e quindi abbiamo deciso di tararlo sugli obiettivi più avanzati di raccolta differenziata, il 70% e magari anche di più».

Anche l’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo ha messo l’accento sull’innovazione strutturale, evidenziando come l’infrastruttura sarà ad altissimo contenuto tecnologico e progettata seguendo i più severi standard comunitari in materia di efficienza energetica, abbattimento delle emissioni e recupero delle materie. Palermo ha dichiarato che il progetto integrerà «le migliori soluzioni disponibili sul piano ingegneristico e ambientale, configurandosi come un modello di riferimento nel panorama europeo». Ha inoltre ricordato il ruolo fondamentale del consorzio RenewRome e l’impegno di Acea che, come capofila, svolgerà un «ruolo da protagonista, in linea con le direttrici di crescita del Gruppo nei settori ambientali e dell’economia circolare, con una crescente attenzione alla sostenibilita, all’innovazione tecnologica e al rapporto con il territorio».

L’integrazione impiantistica è stata ribadita dall’assessora Sabrina Alfonsi, la quale ha specificato che, in combinazione con i due biodigestori e i due centri di selezione e recupero delle frazioni secche, il nuovo impianto permetterà di chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti in totale autonomia e secondo il principio della prossimità geografica, rispettando i vincoli delle normative europee. Sulla stessa linea si è espresso Vincenzo Onorato, amministratore delegato di Vianini Lavori, affermando che con questo cantiere «prende forma un’opera strategica e innovativa per lo sviluppo di un modello più moderno, efficiente e sostenibile di gestione dei rifiuti per la Capitale». Infine, il presidente di Unindustria del Lazio Giuseppe Biazzo ha ricordato come l’opera, sostenuta da anni dal mondo industriale, rappresenti una garanzia di autonomia gestionale in una logica circolare, permettendo a Roma di allinearsi finalmente agli standard di sviluppo delle grandi capitali europee.

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