Scuola e Ricerca, firmato il nuovo contratto: arrivano gli aumenti
Il mondo della scuola e della ricerca si appresta a vivere una stagione di profondo rinnovamento, trainata da novità economiche e riforme strutturali che puntano a cambiare il volto degli istituti italiani. L’intesa siglata recentemente presso la sede dell’Aran rappresenta un punto di svolta per circa un milione e 200mila dipendenti pubblici, che vedranno concretizzarsi gli effetti della nuova parte economica del contratto collettivo nazionale già nel corso dei mesi estivi. Si tratta di una boccata d’ossigeno attesa, che introduce incrementi medi mensili lordi calcolati su 13 mensilità pari a 137 euro complessivi. Entrando nel dettaglio delle cifre, i docenti beneficeranno di un aumento mensile di 143 euro, mentre per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario l’incremento sarà di 107 euro. A queste somme si aggiungono gli arretrati accumulati, che si traducono in 855 euro per i professori e 633 euro per il personale Ata. Anche il settore della ricerca e dell’università riceverà quote significative, con rimborsi stimati in 1353 euro per gli enti di ricerca, 1043 euro per il comparto Afam e 854 euro per il personale universitario. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso grande soddisfazione per la rapidità con cui si è giunti alla firma, sottolineando come l’esecutivo sia il primo a siglare tre contratti per la scuola in una sola legislatura grazie allo stanziamento di risorse aggiuntive. Il titolare del dicastero ha commentato l’operazione: «nell’atto di indirizzo avevo chiesto proprio l’anticipazione della parte economica del contratto, così che il personale della scuola potesse avere più rapidamente gli aumenti e gli arretrati. I pagamenti avverranno entro il periodo estivo a beneficio di 1,2 milioni di lavoratori». Lo stesso esponente del governo ha poi ribadito l’impegno a lungo termine: «abbiamo mantenuto un altro fondamentale impegno finalizzato a valorizzare il personale della scuola. Continueremo convintamente nell’azione volta a migliorare le condizioni retributive e di welfare di chi lavora per la scuola italiana».
Accanto al capitolo stipendi, l’esecutivo ha varato un massiccio piano di potenziamento linguistico volto a colmare lo storico divario che separa gli studenti italiani dai coetanei del Nord Europa. Con uno stanziamento strutturale di 420 milioni di euro derivanti da fondi europei, l’iniziativa supera di ben sette volte i fondi annualmente destinati al programma Erasmus scolastico. Questo investimento consentirà a 150mila studenti del quarto anno delle scuole secondarie di secondo grado, pari a circa il 30% della platea totale, di frequentare percorsi di studio e stage all’estero per un periodo che varia dalle due settimane fino a sei mesi. Il progetto prevede anche il comportamento di quindicimila docenti accompagnatori, che saranno interamente spesati e retribuiti per le mansioni aggiuntive svolte. Spiegando la filosofia del provvedimento, il ministro ha evidenziato che «in passato vi è stato un inefficiente utilizzo di queste risorse europee che talvolta andavano sprecate. Noi le utilizziamo per consentire a 150.000 giovani di usufruire di percorsi di studio all’estero». Secondo la visione ministeriale, queste esperienze non serviranno soltanto a migliorare la padronanza delle lingue straniere, ma offriranno una reale apertura internazionale e la possibilità di frequentare corsi universitari, centri di ricerca o tirocini presso istituzioni dell’Unione Europea anche a ragazzi che non avrebbero altrimenti avuto una simile opportunità formativa.
L’altra grande sfida che bussa alle porte delle aule scolastiche riguarda la gestione delle temperature all’interno degli edifici, resa urgente dalle recenti e intense ondate di calore che ormai colpiscono il Paese già a partire dal mese di maggio, quando le lezioni sono ancora in pieno svolgimento. Attualmente, soltanto il 10% delle scuole e degli asili nido italiani risulta dotato di impianti di aria condizionata o sistemi di ventilazione adeguati. Sebbene la competenza primaria sulla gestione dell’edilizia scolastica spetti agli enti locali, il ministero sta studiando una strategia basata sulla cooperazione tra pubblico e privato, ispirandosi al modello transalpino francese, per introdurre sistemi mobili di condizionamento e ventilazione. Il piano si rende necessario soprattutto per intervenire nei numerosi istituti situati in palazzi storici, dove i vincoli architettonici imposti dalle Soprintendenze impediscono l’esecuzione di lavori strutturali invasivi, mentre le nuove scuole edificate tramite i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nascono già provviste di moderni impianti di aerazione integrati.