
Roma, è caccia a Shahadat Hossain, sospettato della strage di Casalotti
La procura della Repubblica di Roma, che coordina le indagini della squadra mobile della questura sul tragico triplice omicidio consumato nella serata del 26 giugno 2026 all’interno di un appartamento in via Montiglio 35 a Casalotti, nel quadrante nord-ovest della capitale, ha autorizzato la diffusione della foto e delle generalità del presunto autore del delitto. L’uomo attivamente ricercato dalle forze dell’ordine si chiama Shahadat Hossain, è nato in Bangladesh il 10 maggio 1983 e ha 43 anni. Chiunque avesse indicazioni o informazioni utili al rintraccio del presunto autore potrà contattare con tempestività l’utenza telefonica 3346903295 della Squadra Mobile.
La comunità bengalese di Roma è profondamente sconvolta da questa immane tragedia familiare, che ha visto la morte violenta di marito, moglie e della loro figlia più piccola. Un brivido scorre sui social network rileggendo l’ultimo inquietante post pubblicato su Facebook da Shahadat Hossain prima del massacro, in cui si fa riferimento a una visione distorta del lutto e della fine della vita: «Una persona non muore da sola; muore lasciando che anche qualcun altro muoia. Pertanto, quando si muore, si dovrebbero portare con sé i propri cari. In questo modo, nessuno dovrà soffrire».
Il dramma si è palesato in tutta la sua ferocia quando il figlio ventenne della coppia, Amir, è uscito di corsa in strada grondante di sangue dalla sua abitazione nella zona di Casalotti. Il giovane, miracolosamente sopravvissuto alla furia del killer, ha subito urlato la sua disperazione ai primi soccorritori spiegando l’accaduto: «Avevamo litigato la scorsa settimana. Mi stava aspettando per ammazzarmi». Nonostante lo shock e le gravi ferite riportate al capo e alle gambe, che lo vedono ora ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli, il ragazzo ha fornito un racconto lucido di quegli istanti drammatici, ripetendo con angoscia che l’assassino lo stava attendendo a casa.
Il giovane ha spiegato di essere rientrato nell’appartamento dopo aver terminato il proprio turno di lavoro e di aver trovato lì l’amico di famiglia. Nei primi secondi Amir non si è accorto di nulla poiché la scena del delitto era stata accuratamente ripulita per ore dal killer, che aveva nascosto i corpi senza vita dei genitori, Kamal e Jahan, e della sorellina di soli otto anni sotto il letto. Tutto appariva apparentemente normale, se non fosse stato per l’insolito e spettrale silenzio che regnava nelle stanze e per il dettaglio macabro del piedino della sorellina che spuntava da sotto il materasso nella camera dei genitori. Subito dopo è scattata la violenta colluttazione con il quarantatreenne, fatta di spintoni e colpi di mannaia, fino alla disperata fuga del ragazzo in strada.
Gli inquirenti battono con insistenza la pista del movente passionale all’interno della comunità bengalese. Si ipotizza una possibile relazione o un’ossessione non ricambiata del killer nei confronti della madre trentottenne di Amir. Il giovane superstite ha infatti confermato i forti attriti recenti spiegando che la sua famiglia aveva discusso con l’uomo e che suo padre voleva allontanare Shahadat dalla comunità. Nel frattempo, il presunto assassino è riuscito a far perdere le proprie tracce e la caccia all’uomo prosegue senza sosta in tutta la città.
M.M.