
Assemblea della Figc, Giovanni Malagò verso la presidenza
All’ora di pranzo di un afoso lunedì romano, i riflettori del mondo sportivo si accendono sulle sale del lussuoso hotel Cavalieri Waldorf Astoria, una posizione strategica da cui si possono scorgere contemporaneamente il Cupolone, lo stadio Olimpico e la sede del Coni. Proprio in questa cornice suggestiva si consuma l’attesa assemblea elettiva della Federcalcio, chiamata a scegliere la nuova guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate in seguito alla dolorosa esclusione della nazionale dal terzo mondiale consecutivo. Le intenzioni di voto della vigilia sembrano delineare uno scenario ben preciso che lascia pochissimo spazio a eventuali sorprese dell’ultimo minuto per lo sfidante Giancarlo Abete. Giovanni Malagò appare infatti lanciatissimo verso la presidenza, forte di una maggioranza che potrebbe concretizzarsi già al primo scrutinio, superando ampiamente la soglia del 51% necessaria per ottenere il successo immediato.
La marcia del manager romano rappresenta una scalata incredibile compiuta in poco meno di due mesi e mezzo, durante i quali è riuscito a convincere la maggior parte delle componenti del sistema calcistico. Malagò è stato in grado di superare le resistenze politiche e lo spauracchio di un commissariamento d’ufficio evocato nei mesi scorsi da alcuni esponenti del governo. Anche l’ultimo ostacolo formale legato a una presunta ineleggibilità è stato definitivamente cancellato grazie a un chiarimento ufficiale firmato dall’Anac, un tassello decisivo che ha rassicurato gli ultimi indecisi azzerando il rischio di futuri ricorsi legali. Al momento del voto, l’ex numero uno del Coni può contare sul solido appoggio dei club di Serie A e Serie B, oltre al sostegno compatto dell’Associazione Italiana Calciatori e degli allenatori della ditta Aiac. Con una fetta consistente della Lega Pro pronta a convergere sul suo nome, l’obiettivo dichiarato è quello di sfondare la quota del settanta per cento dei consensi per lanciare un segnale di estrema compattezza sia al consiglio sia al mondo della politica.
Tuttavia, i numeri da plebiscito non garantiscono automaticamente la riuscita delle riforme, come ha ampiamente dimostrato la precedente gestione di Gravina, rimasta paralizzata nonostante una larghissima base iniziale. Per Malagò la vera sfida comincerà il giorno dopo l’elezione, quando sarà indispensabile trovare un canale di dialogo e un compromesso duraturo con le istituzioni governative per attuare il piano di rilancio del movimento. Tra i punti chiave del suo programma figurano lo sviluppo del talento giovanile italiano attraverso incentivi sul minutaggio nei vari campionati, la semplificazione burocratica per la costruzione dei nuovi stadi, il ripristino dei vantaggi fiscali legati al Decreto crescita e una revisione della tassazione sul betting. Il percorso si annuncia tortuoso anche a causa delle recenti tensioni provocate da un provvedimento del Consiglio dei Ministri, che ha sottratto l’1% della mutualità dei diritti televisivi ai settori giovanili della Figc per destinarlo alla Serie A femminile, scatenando il malumore dei Dilettanti e della Lega Pro.
Chiusa la porta del Coni per i vincoli di mandato, per il dirigente capitolino si aprono dunque le porte del calcio nazionale, un ambito in cui l’opinione pubblica e gli sponsor si attendono una vera e propria svolta manageriale. Oltre ai temi economici e strutturali, resta da sciogliere il nodo della panchina azzurra, dove molti scommettono su un clamoroso ritorno di Roberto Mancini, sebbene restino vive le suggestive ipotesi che portano ad Antonio Conte o alla combinazione strategica formata da Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico e Daniele De Rossi in panchina. La missione principale per il nuovo presidente sarà dimostrare ancora una volta la propria capacità di trasformare in oro le sfide più complesse del panorama sportivo.