
Meloni e Modi, una grande intesa per rafforzare la partnership
La capitale italiana si è trasformata nell’ultima e più attesa tappa del viaggio diplomatico del primo ministro indiano Narendra Modi, reduce da una serie di importanti incontri istituzionali negli Emirati Arabi Uniti, in Olanda, Svezia e Norvegia. La presenza del leader a Roma è stata accolta da un clima di grande entusiasmo e ironia, tanto che tra gli addetti ai lavori c’era chi scherzava sull’eventualità di un finale pirotecnico in perfetto stile Bollywood per coronare una visita scandita da una evidente sintonia tra i due capi di governo. La figura di Giorgia Meloni è infatti popolarissima in India, complice una straordinaria intesa amplificata dai canali social che da ormai 3 anni alimenta una fitta produzione di meme ironici e contenuti virali sul web.
Questo fenomeno digitale, battezzato dagli utenti della rete con il neologismo Melodi nato dalla crasi dei loro cognomi, ha trovato una nuova e potente espressione in un video pubblicato dalla presidente del Consiglio italiana. Nel filmato si vedono le celebri toffee al cioccolato indiane, chiamate ironicamente proprio con un nome che richiama la crasi medesima, donate da Modi alla premier. Il post ha registrato un successo travolgente, superando i 5 milioni di gradimenti in sole 5 ore e dimostrando l’efficacia del soft power nella diplomazia contemporanea. Dietro la leggerezza del momento si cela però la realtà di un’India trasformatasi in un gigante economico globale, quarta potenza del pianeta e caratterizzata da un tasso di crescita del prodotto interno lordo vicino al 7,2% annuo, un traguardo che l’Europa stagnante osserva con forte interesse.
Per agganciare questa eccezionale locomotiva economica, l’Unione Europea ha definito un imponente accordo di libero scambio volto a creare un mercato integrato da 2 miliardi di persone, azzerando i dazi sulla quasi totalità delle esportazioni e garantendo un risparmio stimato in 4 miliardi di euro ogni anno. Consapevole di queste opportunità, il governo italiano ha riservato a Modi un’accoglienza di altissimo profilo, che ha incluso una passeggiata privata serale al Colosseo con l’immancabile autoscatto condiviso online, una cena riservata alla Casina Valadier nel polmone verde di Villa Borghese e una sessione di lavoro bilaterale a Villa Doria Pamphili. In questa cornice i due leader hanno piantato insieme un albero di gelso, simbolo asiatico di legame sincero e duraturo.
La partnership tra Roma e Nuova Delhi si inserisce in una precisa strategia geopolitica che predilige i canali della cosiddetta via del cotone rispetto alla complessa via della seta promossa da Pechino, formalmente abbandonata dall’esecutivo italiano nel 2024 con la cancellazione del precedente protocollo d’intesa. La premier italiana ha espresso grande soddisfazione durante le dichiarazioni congiunte: «Oggi eleviamo il nostro rapporto al livello di partenariato strategico speciale. Ora Italia e India sono più vicine che mai». L’orizzonte economico della collaborazione fissa l’ambizioso ma concreto obiettivo di innalzare l’interscambio commerciale complessivo dagli attuali 14 miliardi fino a 20 miliardi di euro entro il 2029. I principali settori interessati da questa accelerazione saranno la cantieristica navale e il comparto della difesa, lasciando definitivamente alle spalle le passate tensioni giudiziarie legate alle vecchie inchieste sui vertici industriali italiani.
Tuttavia, il confronto tra i due leader ha dovuto registrare anche una nota dolente legata alla complessa e persistente paralisi commerciale dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’economia globale. Se l’Italia si trova a gestire i contraccolpi dei rincari energetici sui bilanci interni, la situazione per Nuova Delhi appare altrettanto critica. L’India si configura infatti come il terzo consumatore mondiale di greggio, una risorsa che dipende per l’88% dalle importazioni estere. Prima dello scoppio delle ostilità geopolitiche nella regione del Golfo Persico, la metà dei carichi petroliferi indiani transitava obbligatoriamente attraverso le acque di Hormuz. A differenza della Cina, che riesce a individuare rotte commerciali alternative per eludere i blocchi navali, per l’apparato logistico indiano la situazione si presenta decisamente più problematica, configurando un serio ostacolo energetico che difficilmente potrà essere superato con la sola diplomazia dei social network.