
Governo avanti sulla legge elettorale, anche senza collaborazione dell’opposizione
Il percorso parlamentare per la definizione delle nuove regole del gioco elettorale sembra aver imboccato una corsia preferenziale, determinata a superare la totale assenza di dialogo tra le diverse forze politiche. Di fronte al netto rifiuto da parte delle opposizioni di sedersi a un tavolo comune per ridisegnare i confini del dopo Rosatellum, i vertici del partito di maggioranza relativa manifestano la ferma intenzione di procedere senza esitazioni. Questa determinazione emerge con chiarezza dalle parole dei principali referenti del dossier, come dimostra l’efficace sintesi di Giovanni Donzelli, figura chiave di Fratelli d’Italia per la gestione della materia elettorale, che ha commentato la situazione: «preso atto del muro che c’è, si va avanti spediti. Amen».
La tabella di marcia della riforma, ribattezzata Stabilicum dai suoi promotori e definita Melonellum dai detrattori, prevede passaggi serrati alla Camera dei deputati, dove si stanno per concludere le audizioni dei costituzionalisti prima di entrare nella fase cruciale degli emendamenti in prima commissione. L’obiettivo temporale stabilito dai leader della coalizione di governo punta a ottenere il primo via libera a Montecitorio entro il mese di giugno, per poi trasferire il testo al Senato con la prospettiva di un’approvazione definitiva all’inizio del mese di ottobre.
Questo calendario serrato verrà portato avanti anche in mancanza di una convergenza con il fronte progressista. Gli sherpa della maggioranza descrivono un panorama di totale arroccamento da parte delle minoranze, una chiusura che avrebbe convinto la stessa presidente del Consiglio a non avviare trattative dirette con i leader dello schieramento avversario, giudicando un simile tentativo come un potenziale harakiri politico. All’interno dell’esecutivo si fa strada l’opinione che il centrosinistra preferisca lasciare alla destra la responsabilità di approvare la riforma da sola, per poterla poi utilizzare come argomento polemico durante la successiva campagna elettorale.
Allo stesso tempo, si ipotizza che una parte dell’opposizione possa segretamente sperare nel successo dello Stabilicum, poiché i meccanismi previsti potrebbero garantire un premio di governabilità e numeri certi anche a un eventuale governo di segno opposto. Per Giorgia Meloni la riforma rappresenta una necessità strategica non priva di rischi, volta a scongiurare lo spettro di future crisi di governo in un contesto internazionale ed energetico instabile. L’assenza di una legge maggioritaria forte potrebbe costringere il primo partito a dare vita a esecutivi di responsabilità con formule multicolore, un’opzione che la leadership di Fratelli d’Italia intende evitare a ogni costo.
Prima della stesura definitiva degli emendamenti, restano tuttavia da sciogliere alcuni nodi interni alla coalizione di centrodestra. La Lega richiede modifiche capaci di tutelare la propria rappresentanza territoriale al Nord in seguito al superamento dei collegi uninominali, mentre rimane aperto il dibattito sulla reintroduzione delle preferenze e sull’indicazione formale del leader. Un’ulteriore questione complessa riguarda la definizione del premio di maggioranza, il quale dovrà essere calibrato con attenzione per superare un eventuale vaglio di costituzionalità, mantenendo però la sua efficacia per assicurare la stabilità del governo. I tecnici del centrodestra sono al lavoro su questo punto, consapevoli che il premio deve rimanere decisivo, poiché in caso contrario verrebbe meno la natura stessa dello Stabilicum.