Meloni spinge sull’acceleratore per la nuova legge elettorale

11/05/2026

Il panorama politico italiano si trova nuovamente di fronte a un bivio cruciale che riguarda le regole del gioco democratico. La presidente del consiglio Giorgia Meloni è pronta a lanciare una sfida ambiziosa per mandare definitivamente in soffitta il Rosatellum, proponendo una strategia che mira a bilanciare le esigenze della coalizione di governo con la necessità di non chiudere totalmente il dialogo con le opposizioni. Al centro della manovra c’è lo Stabilicum, ribattezzato dai critici Melonellum, che potrebbe subire modifiche sostanziali riguardanti il ripristino delle preferenze e una significativa riduzione del premio di maggioranza. L’obiettivo primario della premier non è solo quello di garantire la governabilità, ma soprattutto quello di scongiurare il rischio di una paralisi istituzionale derivante da un potenziale pareggio elettorale. Negli ambienti di governo il timore principale è che l’attuale sistema possa favorire la nascita di governi di larghe intese, un’ipotesi che la leader di Fratelli d’Italia ha sempre osteggiato con forza. La convinzione che traspare dai vertici di Palazzo Chigi è che la stabilità sia l’unico antidoto contro i giochi di palazzo, tanto che la premier ripete spesso che «“il pareggione”, e la paralisi che ne deriverebbe, sia il vero spauracchio di cui occorre tenersi alla larga» .

Tuttavia, il percorso verso la riforma non è privo di ostacoli interni alla stessa maggioranza. Forza Italia sembra nutrire diversi dubbi su una ristrutturazione che, alla luce dei sondaggi attuali, potrebbe paradossalmente favorire il fronte progressista nelle elezioni del 2027. Esistono preoccupazioni legate alla tenuta della coalizione e alle influenze esterne, specialmente quelle riconducibili alla famiglia Berlusconi che sembra guardare con crescente interesse verso posizioni centriste. Non a caso, tra i corridoi della politica romana si mormora che «Giorgia si fida di Tajani, ma è da Marina che deve guardarsi…» , a testimonianza di un clima interno non del tutto sereno dopo i recenti scossoni referendari. Per superare queste resistenze, la strategia prevede un ridimensionamento del premio di maggioranza, ipotizzando 50 seggi alla Camera e 25 al Senato, una mossa utile anche a prevenire possibili bocciature da parte della consulta per eccessiva sproporzione nella rappresentanza.

Il tempismo risulta fondamentale in questa partita a scacchi. Meloni punta a ottenere un primo via libera alla camera prima della pausa estiva, per poi chiudere definitivamente al senato subito dopo il rientro autunnale. In questo contesto si inserisce il tentativo di dialogo con Elly Schlein, utilizzando il tema delle preferenze come possibile punto d’incontro, nonostante la freddezza di alleati come Salvini e Tajani verso questo specifico strumento. Le divergenze riguardano anche la cancellazione dei collegi uninominali, che la Lega percepisce come un rischio per la propria rappresentanza territoriale al nord, e l’obbligo di indicare il candidato premier sul programma, un punto fermo per Meloni ma meno digeribile per chi non ricopre il ruolo di guida della coalizione.

Mentre il dibattito tecnico prosegue, la campagna elettorale per le politiche del 2027 sembra già essere iniziata nei fatti. La presidente del consiglio ha impresso un cambio di passo deciso alla propria comunicazione, aumentando la frequenza dei momenti di confronto con la stampa e preparandosi a duelli parlamentari serrati. Le aspettative per i prossimi confronti diretti in aula sono altissime, con i collaboratori della premier che promettono battaglie verbali accese. Dall’altra parte, anche le opposizioni non sembrano intenzionate a fare sconti, preparando un ostruzionismo rigoroso. La sfida dello Stabilicum si preannuncia dunque come il terreno su cui si misureranno non solo i rapporti di forza tra maggioranza e minoranza, ma la stessa tenuta degli equilibri interni al centrodestra.

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