Apertura dell’UE al superamento del Patto di stabilità chiesto dall’Italia

20/05/2026

Il dibattito sulle regole fiscali europee e sulla gestione dei costi energetici si arricchisce di nuovi scenari, dimostrando che la flessibilità del Patto di Stabilità e Crescita non rappresenta l’unico percorso percorribile dalle cancellerie del Continente. A margine del vertice parigino che ha riunito i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali del G7, è emerso chiaramente come l’Unione Europea stia cercando soluzioni strutturali per arginare le ripercussioni economiche causate dalle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e dai blocchi commerciali nello Stretto di Hormuz, snodo vitale per gli approvvigionamenti petroliferi globali. La richiesta formale avanzata dall’Italia di includere le spese energetiche straordinarie nella clausola di salvaguardia, estendendo i margini attualmente concessi solo per la difesa, è sul tavolo dei tecnici comunitari. Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha confermato l’attenzione di Bruxelles: «Da parte della Commissione, continuiamo a seguire da vicino la situazione e stiamo valutando, in un certo senso, quale tipo di risposta la situazione richieda e richiederà, ed è in questo spirito che stiamo attualmente valutando anche la richiesta dell’Italia». Questa apertura giunge dopo la missiva inviata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla guida della Commissione Ursula von der Leyen, volta a sollecitare un intervento tempestivo.

Le attuali normative europee prevedono maglie molto strette per la gestione dei bilanci nazionali. Le opzioni codificate si riducono sostanzialmente a due strumenti specifici. Il primo consiste nella clausola di sospensione generale del Patto, attivabile esclusivamente di fronte a scenari di recessione economica conclamata e grave. Il secondo strumento è rappresentato dalla clausola di salvaguardia nazionale, comunemente indicata con la sigla Nec, che accorda ai singoli Stati uno spazio di manovra finanziaria pari all’1,5% del prodotto interno lordo fino al 2028, ma vincolandone l’utilizzo ai soli capitoli della difesa e della sicurezza. L’obiettivo della diplomazia italiana è quello di scardinare questa rigidità inserendo l’energia tra i fattori ammissibili, un tema che sta animando le discussioni non solo tra i governi ma anche all’interno dei gruppi politici del Parlamento europeo. Il leader del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha confermato che il dibattito è aperto anche tra i moderati, una posizione accolta con evidente favore dalla delegazione italiana a Strasburgo.

Segnali di convergenza arrivano anche dai colloqui diretti con i vertici comunitari. L’eurodeputato Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori europei, ha riferito l’esito del suo recente incontro con la presidente della Commissione: «Si è manifestata un’apertura alle esigenze rappresentate dal governo italiano». Nel frattempo, il Ministero dell’Economia e delle Finanze di via XX Settembre mantiene un approccio pragmatico e non limita la propria strategia a un unico canale negoziale. Fonti interne al dicastero hanno specificato che le opzioni per raggiungere un accordo favorevole sono molteplici. Secondo i tecnici del Tesoro, l’andamento reale della finanza pubblica e una lettura attenta delle regole attuali lasciano ampi margini di manovra.

Tra le alternative strutturali al vaglio vi è il ricorso a nuove emissioni di debito sovrano comune europeo, ricalcando il modello collaudato durante l’emergenza pandemica o i recenti progetti legati ai titoli per la difesa continentale. Al contempo, l’esecutivo italiano porta avanti una trattativa riservata con Bruxelles per rimodulare i fondi di coesione e le risorse residue del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, considerando che vi sono ancora circa 95 miliardi di euro da utilizzare attraverso differenti canali finanziari. La Commissione Europea, tuttavia, continua a porre condizioni severe sulle modalità di aiuto pubblico. Dombrovskis ha ribadito che qualsiasi misura di sostegno economico varata dai governi nazionali dovrà possedere i requisiti della temporaneità e della selettività, evitando tassativamente di generare incentivi al consumo di combustibili fossili, escludendo così la possibilità di aiuti generalizzati e indiscriminati per il prezzo dei carburanti alla pompa.

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