
Decreto Lavoro: via libera a bonus assunzioni e norma sul salario giusto
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al nuovo decreto Lavoro, un provvedimento di ampio respiro varato simbolicamente in prossimità della festività del Primo maggio. Il pacchetto di norme mette in campo risorse per circa 934 milioni di euro, gran parte dei quali già previsti all’interno della precedente legge di Bilancio, con l’obiettivo di stimolare l’occupazione di qualità e contrastare le forme di sfruttamento legate alle nuove tecnologie. Le misure principali si concentrano su incentivi economici per le imprese che decidono di investire in contratti a tempo indeterminato, con un’attenzione particolare rivolta alle categorie che storicamente incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro, come le donne e i giovani sotto i 35 anni.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto sottolineare la portata politica dell’intervento, evidenziando come queste risorse rappresentino uno strumento fondamentale per consolidare la crescita economica. «Il decreto legge che abbiamo approvato in Consiglio dei ministri è un tassello di una strategia molto più ampia che il governo ha portato avanti dal suo insediamento e che ha l’obiettivo di sostenere la creazione di maggiore occupazione ma anche di occupazione stabile e di qualità», ha spiegato Meloni. Secondo quanto illustrato dalla presidenza, l’investimento mira a garantire stabilità attraverso «quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi occupazionali», assicurando così continuità alle politiche di sgravio contributivo già avviate.
La novità più significativa introdotta dal testo riguarda il concetto di salario giusto, che funge da condizione imprescindibile per l’accesso ai benefici fiscali. Il decreto stabilisce che le aziende potranno usufruire degli sgravi, che possono arrivare fino a seicentocinquanta euro mensili per le lavoratrici e cinquecento euro per gli under 35, solo se garantiscono un trattamento economico complessivo non inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi nazionali siglati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Questa norma mira a neutralizzare l’efficacia dei cosiddetti contratti pirata, spingendo le imprese ad allinearsi agli standard definiti dai grandi sindacati. La premier ha precisato che si intende premiare chi applica il salario giusto, definendolo come «il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, non composto solo dal salario orario ma da tutti gli elementi economici che concorrono a formare il contratto in favore del lavoratore».
Oltre alla parte economica, il provvedimento affronta con decisione il tema del lavoro tramite piattaforme digitali. Per proteggere i rider e contrastare il fenomeno del caporalato digitale, il governo ha introdotto l’obbligo di accesso alle app tramite identità digitale Spid o Cie, vietando categoricamente la cessione o la vendita degli account. Le aziende avranno inoltre il dovere di essere trasparenti riguardo al funzionamento degli algoritmi che regolano l’assegnazione delle consegne. Infine, per mitigare gli effetti negativi del carovita sui lavoratori in attesa di rinnovo contrattuale, è stato previsto un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni pari al cinquanta per cento dell’inflazione programmata, qualora il contratto sia scaduto da più di dodici mesi, garantendo così una parziale tutela del potere d’acquisto.