Vicino il rinnovo del contratto per gli statali: aumenti e novità

08/06/2026

Il mondo della pubblica amministrazione italiana si trova alla vigilia di una svolta che potrebbe assumere i contorni di un evento memorabile. È infatti attesa a breve la possibile firma sull’accordo preliminare per il rinnovo del contratto dei dipendenti ministeriali, relativo al triennio 2025-2027. Questo passaggio rappresenta un fatto inedito per il settore del pubblico impiego, poiché per la prima volta un contratto collettivo nazionale di lavoro verrebbe sottoscritto proprio nel corso del suo triennio di vigenza, rompendo una lunga tradizione di ritardi cronici. Il comparto interessato è quello delle Funzioni centrali, che raggruppa circa duecentomila lavoratori tra ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici.

L’impatto economico dell’intesa sarà significativo e si tradurrà in incrementi medi lordi mensili di centosessanta euro per la totalità del comparto, con punte che raggiungeranno i 208,80 euro per il personale in possesso di elevate qualificazioni. Più nel dettaglio, la progressione degli aumenti stipendiali è stata strutturata in base alle diverse qualifiche del personale coinvolto. Gli operatori vedranno un incremento lordo medio mensile di 119,60 euro, quota che salirà a 140 euro per gli assistenti e a 180 euro per la figura dei funzionari. La scansione temporale dell’accordo prevede l’erogazione di incrementi fino a 114 euro mensili lordi nel corso di quest’anno, per poi toccare i 153 euro mensili nel successivo. Se la firma dovesse essere apposta secondo le tempistiche auspicate, i lavoratori potrebbero vedere i primi benefici economici direttamente nei propri cedolini prima delle festività natalizie.

Oltre all’aspetto puramente economico, il nuovo testo introduce rilevanti novità sul piano normativo e organizzativo. Per la prima volta entrano nel contratto specifiche disposizioni volte a regolamentare l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale negli uffici pubblici. In parallelo, per rispondere alle moderne esigenze di comunicazione istituzionale, viene istituita la nuova figura professionale del social media e digital manager.

La cabina di regia delle trattative è affidata all’Aran, l’agenzia governativa guidata dal presidente Antonio Naddeo, che si appresta a verificare i margini per una sigla immediata. Il presidente ha espresso un orientamento positivo sulla chiusura del testo, dichiarando formalmente la sua intenzione di proporre una verifica dei giudizi complessivi sul testo raggiunto per capire se ci sono i margini per firmare subito il contratto. Rimangono tuttavia sul tavolo alcune questioni sollevate dalle organizzazioni sindacali. Le parti sociali chiedono infatti l’introduzione di un meccanismo di verifica dello scostamento tra l’inflazione reale e gli aumenti concordati, con l’obiettivo di salvaguardare il potere d’acquisto dei salari. A questo si aggiungono le richieste per buoni pasto di valore superiore, l’estensione dei benefici di detassazione già attivi nel settore privato e la garanzia della piena retribuzione durante i periodi di ferie. Dall’altro lato, l’Aran ha avanzato una proposta di revisione dei tempi di pausa, ipotizzando una riduzione della durata minima da trenta a dieci minuti per le prestazioni lavorative che superano le sei ore complessive.

L’eventuale conclusione positiva di questa trattativa porterebbe a un milione e mezzo il numero complessivo di dipendenti pubblici con un contratto già rinnovato. Questa cifra tiene conto del fatto che la parte economica del comparto Istruzione e Ricerca, che da sola copre un milione e trecentomila lavoratori tra docenti, ricercatori e personale amministrativo, tecnico e ausiliario, è già stata definita nei mesi scorsi, mentre prosegue il confronto sulla sezione normativa. I dati diffusi dall’Aran nel suo ultimo rapporto semestrale confermano del resto un trend di crescita per le retribuzioni della pubblica amministrazione centrale, che nel periodo compreso tra il 2021 e il 2023 hanno registrato un incremento del 13%, un valore quasi doppio rispetto a quanto inizialmente stimato sulla base dei soli rinnovi. Esaminando un arco temporale più ampio, tra il 2015 e il 2025, la crescita cumulata delle retribuzioni nel settore delle Funzioni centrali ha sfiorato il 18%, superando le performance registrate nei comparti delle Funzioni locali, della Sanità e del settore dell’Istruzione.

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