
A Dakar è stato arrestato Tei, il boss dello spaccio a Tor bella Monaca
La fuga di Giancarlo Tei, uno dei nomi più influenti nel panorama del narcotraffico romano, si è conclusa nelle scorse ore a Dakar. Il 29enne, considerato un elemento chiave nella gestione dello spaccio nel quartiere di Tor Bella Monaca, era latitante da circa due anni, essendosi allontanato dall’Italia per sottrarsi a una condanna a morte emessa dai suoi rivali nel mondo della criminalità organizzata. Le autorità senegalesi lo hanno individuato e fermato grazie a un’articolata operazione condotta dalla Guardia di Finanza, che ne seguiva le tracce da tempo. La sua ascesa criminale lo aveva reso un bersaglio sensibile, tanto che in passato erano stati assoldati dei sicari provenienti da Genova nel fallito tentativo di eliminarlo e sottrargli il controllo del territorio.
Cresciuto in un ambiente familiare già profondamente inserito nelle dinamiche della malavita, Tei, soprannominato nell’ambiente come Lallo, aveva ricevuto in gestione la redditizia piazza di spaccio di via Scozza. Questa zona era stata originariamente strutturata dal padre Stefano e da altri membri della famiglia, diventando un punto di riferimento costante per il traffico di sostanze stupefacenti nella periferia est della Capitale. Durante gli anni della sua formazione criminale, il giovane era riuscito a stringere legami strategici con importanti gruppi stranieri, in particolare con il clan degli albanesi guidato da Elvis Demce, consolidando così il suo potere e la sua capacità di rifornimento su larga scala. Il suo profilo era ben noto alla Direzione distrettuale antimafia, che ha monitorato per anni i suoi movimenti e le sue connessioni con i vertici della mala romana.
Un aspetto controverso della sua storia riguarda le modalità con cui era riuscito in passato a eludere la detenzione carceraria. Secondo quanto emerso dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia, Tei avrebbe beneficiato di un sistema di certificazioni falsificate all’interno del carcere di Rebibbia per essere trasferito in comunità di recupero, spacciandosi per assuntore di sostanze. Fabrizio Capogna, uno degli ex affiliati che ha deciso di collaborare con le autorità per sfuggire a sua volta a una vendetta interna, ha descritto chiaramente questo meccanismo durante gli interrogatori. Le dichiarazioni riportate nei verbali sono nette: «Lallo non si è mai drogato, fanno fà le urine a qualcun altro o mettono qualcosa dentro la sostanza per farsi dare i certificati, ma Lallo non si è mai drogato». Questo stratagemma gli aveva permesso di mantenere una certa libertà di manovra nonostante i procedimenti giudiziari a suo carico.
Nonostante la lontananza fisica dall’Italia durante la latitanza, gli inquirenti ritengono che Giancarlo Tei non avesse mai smesso di esercitare la sua influenza su Tor Bella Monaca. Attraverso una fitta rete di uomini fidati e legami di parentela, il giovane boss avrebbe continuato a coordinare le attività illecite e a garantire l’approvvigionamento della droga anche dall’estero. Il controllo sulla piazza di via Scozza appariva talmente radicato che, a ogni intervento repressivo delle forze dell’ordine, l’attività riprendeva immediatamente con la supervisione dei suoi fiduciari. Ora, con il fermo avvenuto in Senegal, si attende l’avvio delle procedure di estradizione.
M.M.