
Banda dei furti e delle rapine a Roma: chiesti 120 anni di carcere per 17 persone
La giustizia si appresta a chiudere il cerchio su una delle organizzazioni criminali più spietate che abbiano operato nella capitale negli ultimi anni. La sostituta procuratrice Chiara Capezzuto ha formulato richieste di condanna estremamente pesanti per i 17 componenti di un sodalizio che, tra il settembre del 2024 e l’aprile del 2025, ha seminato il terrore in diversi quartieri di Roma, da piazza Bologna all’Eur fino al litorale di Ostia. Le richieste complessive ammontano a circa 120 anni di reclusione, con singole pene che variano dai tre anni e otto mesi fino agli undici anni per le figure di vertice. Gli imputati, che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, devono rispondere a vario titolo di reati gravissimi come rapina, furto, sequestro di persona e incendio doloso.
Il modus operandi della banda era caratterizzato da una freddezza e una determinazione che non lasciavano scampo alle vittime, quasi sempre persone anziane e fragili colte di sorpresa nella sicurezza delle proprie abitazioni. Il primo episodio documentato risale a un colpo messo a segno nei pressi della stazione Tiburtina, dove Sacir Hrustic, ventinovenne per il quale è stata chiesta la pena più alta, si è introdotto nel salotto di un’anziana nonostante la presenza di grate alle finestre. In quell’occasione, i malviventi sradicarono la cassaforte dal muro per poi calarsi dal balcone con una fune, non prima di aver minacciato con un martello il figlio della donna che aveva tentato di intervenire.
Con il passare dei mesi l’attività del gruppo è diventata ancora più brutale. In un episodio particolarmente drammatico, Hrustic e altri due complici hanno costretto una donna di 82 anni a coprirsi il volto con un cuscino per impedirle di identificarli, per poi rinchiuderla a chiave in casa per oltre due ore dopo aver svaligiato l’appartamento. La ferocia verbale era uno degli strumenti preferiti per paralizzare le vittime dal terrore. Durante un colpo sulla via Casilina ai danni di un’altra ultraottantenne, Martin Halilovic, soprannominato il Dollaro, ha immobilizzato la vittima puntandole contro una pistola e un piede di porco. Gli atti riportano chiaramente la minaccia pronunciata in quell’occasione: « Se non stai zitta ti sparo ». Nonostante la violenza, il bottino di quella specifica rapina fu di soli duecento euro.
Le minacce di morte erano una costante anche negli altri assalti. A Vigna Clara, tre uomini armati di bastoni di ferro hanno fatto irruzione in casa di una coppia terrorizzando il marito per farsi consegnare i gioielli. Questa strategia del terrore serviva a garantire il silenzio e la sottomissione totale delle vittime, spesso minacciate con cacciaviti o armi da fuoco anche in caso di eventuali denunce future alle autorità.
L’episodio più clamoroso dal punto di vista economico resta però la rapina al supermercato Pewex di San Cesareo, dove il gruppo riuscì a portar via un incasso di ventiseimila euro. Secondo la ricostruzione della procura, il colpo sarebbe stato coordinato direttamente dal carcere da Satomi Hadzovic. Quest’ultimo, utilizzando un telefono detenuto illegalmente nella propria cella, avrebbe guidato i complici passo dopo passo durante l’assalto. I proventi di questa e di altre attività criminali venivano poi spartiti, secondo gli inquirenti, all’interno del campo rom di via dei Gordiani. L’intera rete è stata smantellata lo scorso novembre grazie a un’operazione dei carabinieri della compagnia di Roma Parioli. Ora resta solo da attendere il mese di maggio, quando la sentenza di primo grado sancirà il destino di questo gruppo che ha violato per mesi l’intimità di decine di famiglie romane.
M.M.