
Roma, aggressione antisemita: picchiato perché indossava la kippah
Il pomeriggio di domenica nel quartiere Marconi è stato teatro di un brutale episodio di violenza che ha riacceso l’allarme sull’antisemitismo nella capitale. In via Gerolamo Cardano, un uomo stava passeggiando tranquillamente insieme alla moglie quando è stato improvvisamente avvicinato da due individui. Quella che doveva essere una normale uscita domenicale si è trasformata in pochi istanti in un incubo. Gli aggressori hanno iniziato a rivolgere alla coppia insulti a sfondo razziale, alcuni dei quali pronunciati in lingua araba, prendendo di mira l’uomo per un dettaglio inequivocabile della sua identità: indossava la kippah, il tradizionale copricapo ebraico. Quando la vittima ha accennato a una reazione per difendere la propria dignità e la sicurezza della coniuge, la violenza verbale è sfociata rapidamente in quella fisica. L’uomo è stato colpito con violenza al volto prima che i due aggressori riuscissero a dileguarsi, facendo perdere le proprie tracce tra le strade del quartiere.
Le forze dell’ordine hanno immediatamente avviato le indagini, orientando l’attività investigativa verso la pista dell’odio religioso e di un attacco di puro stampo antisemita. Le istituzioni cittadine e regionali hanno espresso una ferma condanna per quanto accaduto. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha commentato l’accaduto definendolo «un episodio gravissimo e inaccettabile di antisemitismo che colpisce i valori più profondi di Roma». Allo stesso modo, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha parlato di «un’intollerabile violenza», aggiungendo che «il Lazio condanna fermamente episodi deplorevoli come questo e, a nome della Giunta regionale, esprimo la solidarietà alla vittima, alla sua famiglia e a tutta la comunità ebraica». Le parole dei rappresentanti politici riflettono un clima di profonda preoccupazione per la tenuta civile della città di fronte a manifestazioni di intolleranza così esplicite.
La reazione della Comunità ebraica romana non si è fatta attendere, manifestando sconcerto e chiedendo una riflessione profonda sulla sicurezza dei cittadini. Victor Fadlun, presidente della Comunità, ha voluto sottolineare la portata costituzionale dell’aggressione, spiegando che «dev’essere chiaro che nel momento in cui un ebreo viene insultato e aggredito, in Italia, a Roma, in quanto ebreo, a esser messi in gioco sono i valori fondamentali della Costituzione che appartiene a tutti noi italiani». Questa posizione mette in luce come l’attacco non sia stato rivolto solo a un singolo individuo, ma all’intero impianto democratico del Paese. Anche Livia Ottolenghi, presidente delle Comunità ebraiche italiane, ha espresso forte inquietudine per la riduzione degli spazi di espressione libera e sicura per gli ebrei in Italia, osservando con preoccupazione che «la sensazione è che via via si ridurranno sempre più gli spazi per esprimerci liberamente. Questo signore andava in giro con una kippah, gli aggressori non lo conoscevano, ma era riconoscibile».
Il contesto in cui matura questo episodio è reso ancora più complesso dalle recenti discussioni riguardanti le celebrazioni del 25 aprile. Quest’anno, le Comunità ebraiche hanno annunciato tramite una nota che non saranno presenti in piazza poiché la ricorrenza coincide con il sabato, e dunque con lo Shabbat che intendono far prevalere. In questo clima già carico di tensione, l’associazione degli ex deportati ha diffuso una nota di allerta in cui si legge che «chiediamo alle istituzioni e alla società civile di restare unite e vigili», invitando a non abbassare la guardia contro i rigurgiti di odio. Un’ulteriore testimonianza della gravità del momento arriva da Fabiana Di Segni, presidente della Commissione politiche sociali del Municipio XI, la quale ha evidenziato come l’aggressione sia il segnale di un clima di sospetto e contrapposizione da troppo tempo sottovalutato. Di Segni, che solo pochi giorni fa ha lasciato il suo partito denunciando di essere stata oggetto di «attacchi antisemiti, politici e personali, diretti, espliciti, violenti», vede in questo episodio la conferma di una deriva pericolosa che richiede interventi decisi. La polizia continua ora a setacciare le immagini delle telecamere di zona per identificare i responsabili di questa domenica di violenza.
M.M.