
Roma, sgomberato dopo 14 anni il palazzo occupato in via del Macao
L’alba romana di ieri ha portato con sé la fine di un lungo capitolo di illegalità nel cuore della Capitale. In via del Macao 8, proprio alle spalle del Ministero dell’Economia, il silenzio di un elegante palazzo umbertino è stato interrotto alle 7 in punto dall’arrivo coordinato delle forze dell’ordine. Si è trattato di un’operazione chirurgica, pianificata con cura dalla prefettura fin dallo scorso marzo, per liberare uno stabile che dal lontano settembre 2012 era diventato il rifugio di un piccolo nucleo di occupanti. Quattordici anni di vita sospesa tra le mura di proprietà di Disco Lazio, l’ente regionale per il diritto allo studio, che finalmente torna in possesso di un bene destinato, nelle intenzioni originarie e future, a ospitare gli studenti universitari fuori sede. Al momento dell’irruzione, all’interno dell’edificio si trovavano gli ultimi sei residenti abusivi: due uomini, due donne e due ragazzi di dodici e sedici anni, accompagnati da una curiosa arca di Noè urbana composta da tre piccoli bassotti e una coppia di tartarughe.
Le cronache dello sgombero raccontano di una mattinata priva di scontri fisici ma densa di complessità umane. Il coordinamento del primo dirigente Fabio Germani ha permesso che le operazioni procedessero con una sensibilità particolare, necessaria vista la presenza di minori nati e cresciuti proprio in quelle stanze occupate. Nonostante il trambusto del trasloco forzato, i due adolescenti hanno mantenuto la loro routine quotidiana andando regolarmente a scuola, mentre la loro madre riceveva l’assistenza della Sala operativa sociale del Comune. Anche se la donna ha inizialmente rifiutato la sistemazione alternativa proposta, il percorso di affiancamento dei servizi sociali proseguirà per garantire la tutela dei ragazzi. Tra gli occupanti spuntano profili eterogenei che spiegano bene le dinamiche delle occupazioni nel centro storico. C’è la storia di un padre single che ha visto sfumare i requisiti per l’alloggio popolare a seguito di una separazione, e quella di una coppia composta da un italiano e una cittadina cubana, impiegata come badante, che pur avendo avuto la possibilità di trasferirsi in una casa Ater nel quartiere periferico di San Basilio, ha preferito per ben due volte restare nell’illegalità pur di non abbandonare la posizione privilegiata a ridosso del centro.
Le condizioni interne dello stabile riflettevano il degrado accumulato in oltre un decennio. Oltre ai cumuli di oggetti abbandonati e rifiuti trovati nelle aree comuni, i tecnici hanno dovuto procedere al distacco di numerosi allacci abusivi alla rete elettrica che alimentavano illegalmente gli appartamenti. Un tocco di insolita natura ha richiesto l’intervento dei carabinieri forestali, chiamati a recuperare le due tartarughe rinvenute in una delle stanze per affidarle a una struttura specializzata in grado di fornirgli le cure adeguate. Al termine dell’intervento, per evitare che il palazzo umbertino venisse nuovamente preso di mira da eventuali malintenzionati, sono stati installati moderni sistemi anti-intrusione e gli ingressi principali sono stati murati, in attesa che i cantieri trasformino nuovamente le stanze in alloggi funzionali per i giovani iscritti agli atenei laziali.
La linea politica dell’amministrazione regionale è apparsa netta nelle dichiarazioni rilasciate dopo la conclusione delle operazioni. Il governatore Francesco Rocca ha voluto ribadire l’importanza del ripristino dell’ordine, sottolineando come il dialogo e la fermezza debbano camminare di pari passo nella gestione del patrimonio pubblico. Per il presidente della Regione, quanto accaduto ieri rappresenta un passo fondamentale per restituire dignità alle istituzioni e rispondere alla pressante domanda abitativa degli universitari che spesso faticano a trovare alloggio in città. Rocca ha infatti commentato con soddisfazione l’esito dell’intervento spiegando che questo risultato è stato reso possibile anche grazie al presidente di Disco Lazio, Simone Foglio, il quale fin dal suo insediamento ha avviato un confronto diretto con gli inquilini abusivi: «Questo sgombero rappresenta un segnale chiaro: nel Lazio la legalità non è negoziabile. Ringrazio le forze dell’ordine, il Prefetto e tutti gli attori coinvolti per il lavoro svolto con professionalità e attenzione, anche sul piano sociale». L’immobile umbertino di via del Macao si avvia così verso una nuova vita, lasciandosi alle spalle quattordici anni di controversie per tornare finalmente alla sua funzione di supporto alla conoscenza e allo studio per le nuove generazioni.
M.M.