
Giorgia Meloni: “L’Italia, sull’Ucraina e sull’Iran, è pronta a fare la sua parte”
Donald Trump non ha alcuna intenzione di concedere sconti e, anzi, decide di rincarare la dose in quello che sembra ormai un duello a distanza senza esclusione di colpi. Dai microfoni di Fox News il tycoon ha lanciato un nuovo affondo contro la presidente del Consiglio italiana, chiarendo che il legame privilegiato di un tempo è ormai un ricordo sbiadito. Secondo il leader americano, Giorgia Meloni è stata negativa e la sua riluttanza a seguire la linea dura di Washington sulla questione iraniana ha lasciato il segno. Trump è stato esplicito affermando che «Non abbiamo più lo stesso rapporto» e aggiungendo che questa freddezza riguarda chiunque abbia rifiutato di fornire aiuto in una situazione così critica. Il tycoon non si è limitato a pungere la premier, ma ha esteso il suo sarcasmo all’intera Europa, sbeffeggiando il piano rivelato dal Wall Street Journal per una riapertura dello Stretto di Hormuz che non preveda il coinvolgimento degli Stati Uniti.
Mentre il presidente americano pubblica su Truth immagini surreali che lo ritraggono abbracciato a Gesù Cristo, quasi a voler sottolineare una sorta di investitura morale superiore alle critiche mondiali, a Roma la parola d’ordine resta: “calma e gesso”. Giorgia Meloni ha scelto di non cedere alla tentazione di una risposta a muso duro, preferendo la via della diplomazia sottile e della realpolitik. L’occasione per replicare tra le righe è arrivata durante il nono bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, giunto nella Capitale in un momento di estrema tensione internazionale. La premier ha voluto ribadire con fermezza la posizione dell’Italia sottolineando che «L’Italia è, voglio ribadirlo, pronta a fare la sua parte», rispondendo così indirettamente alle accuse di mancanza di coraggio lanciate da oltreoceano.
Il dossier nucleare iraniano resta il nervo scoperto della discussione. Meloni ha ricordato quanto sia fondamentale per la sicurezza collettiva, inclusa quella di Israele e dei Paesi del Golfo, impedire che Teheran si doti di armi atomiche. Ha rivendicato con orgoglio il ruolo storico di Roma, che è stata coprotagonista ospitando i colloqui tra Stati Uniti e Iran prima che la crisi precipitasse. Anche sulla questione vitale della navigazione nello Stretto di Hormuz, la presidente ha chiarito che la difesa della libertà di transito è una priorità su cui l’Italia sta lavorando a stretto contatto con i partner europei. La disponibilità all’azione è stata offerta, ma con una clausola imprescindibile legata alle condizioni di sicurezza, suggerendo che un intervento immediato rischierebbe di trascinare il Paese in un conflitto aperto che nessuno desidera.
Nel colloquio con Zelensky è emersa con forza la necessità di preservare la solidità dell’alleanza euroatlantica. Meloni sembra aver inviato un messaggio in bottiglia proprio a Trump quando ha affermato che un Occidente diviso o un’Europa spaccata sarebbero il miglior regalo possibile per Mosca. In un’epoca in cui l’instabilità sta diventando la nuova normalità, la premier ha invocato l’importanza dell’amicizia tra popoli fratelli che si sono storicamente sostenuti nei momenti più bui. Accanto a lei, il leader ucraino ha confermato la validità di questa visione, portando la testimonianza di un Paese che sta già abbattendo i droni iraniani Shahed e che continua a subire i bombardamenti russi.
L’incontro si è concluso con una prospettiva di cooperazione industriale e militare molto concreta. Zelensky ha proposto all’Italia un progetto comune per la difesa aerea, forte dell’esperienza maturata dall’Ucraina nella produzione e nell’impiego dei droni. La presidente del Consiglio ha accolto con grande interesse la proposta, pronta a coinvolgere Leonardo per esplorare le potenzialità di questa partnership tecnologica. In questo gioco di specchi tra Roma e Washington, la premier italiana cerca dunque di mantenere la schiena dritta, bilanciando le pressioni del tycoon con la costruzione di nuove alleanze strategiche che guardano alla difesa comune e alla stabilità del Mediterraneo.