Caso-Minetti, il Presidente conferma la grazia dopo i rilievi della Procura

05/06/2026

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha confermato in modo definitivo il provvedimento di grazia concesso a Nicole Minetti, ponendo fine a settimane di intense polemiche politiche e mediatiche. La decisione del Capo dello Stato è giunta dopo una notte di attenta riflessione e uno studio approfondito del voluminoso fascicolo che la Procura Generale di Milano ha inviato al Quirinale. Attraverso una dettagliata nota ufficiale, gli uffici del Colle hanno reso noto che non sussistono i presupposti giuridici per procedere a una revoca del decreto di clemenza, che era stato originariamente firmato lo scorso 18 febbraio a beneficio dell’ex consigliere regionale di Forza Italia, condannata in via definitiva nell’ambito del processo Ruby-bis con l’accusa di induzione alla prostituzione. L’istruttoria supplementare condotta dai magistrati milanesi, avviata in seguito ad alcune inchieste giornalistiche e su esplicita richiesta di chiarimento da parte della stessa Presidenza della Repubblica, ha certificato l’assenza di ragioni ostative alla concessione del beneficio, chiudendo di fatto la complessa vicenda giudiziaria.

Con questo comunicato il Quirinale non ha voluto compiere un semplice atto formale, ma ha colto l’occasione per fare chiarezza e rispondere punto su punto alle critiche che avevano investito l’istituzione presidenziale. Nella prima parte del testo si legge infatti: «Il Presidente della Repubblica ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura». Il Capo dello Stato ha voluto respingere con fermezza le accuse riguardanti il presunto e inconsueto riserbo che avrebbe avvolto l’intera pratica, spiegando che la mancata diffusione di una nota al momento della firma rientra nelle prassi consolidate della presidenza. Il comunicato precisa infatti: «per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione».

A sostegno di questa linea di condotta, il Colle ha diffuso i dati statistici relativi all’attuale mandato presidenziale, che dura ormai da oltre 4 anni. In questo arco temporale sono state concesse complessivamente 42 grazie, ma soltanto in 12 occasioni è stato emesso un comunicato pubblico per renderle note, mentre nei restanti 30 casi si è preferito mantenere la massima riservatezza proprio a causa della presenza di elementi personali e delicati, conformemente al divieto di diffusione previsto dalle norme vigenti. Un altro passaggio centrale della nota quirinalizia mira a rivendicare la totale indipendenza del Presidente da qualsiasi tipo di pressione o condizionamento esterno.

La nota si chiude con un ringraziamento formale rivolto al Ministero della Giustizia per la tempestività con cui ha svolto i nuovi accertamenti richiesti. Sulla stessa linea si è espresso anche il Guardasigilli Carlo Nordio, il quale, intervenendo in conferenza stampa a margine del Consiglio dei ministri, ha difeso l’operato del Quirinale definendo le indiscrezioni di stampa come notizie false che hanno alimentato un attacco del tutto improprio nei confronti del Capo dello Stato, criticando duramente le forze di opposizione per aver dato credito a insinuazioni che si sono dimostrate prive di qualsiasi fondamento.

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