Ritorno al nucleare in Italia: approvato alla Camera il disegno di legge

05/06/2026

L’Italia accelera in modo deciso sul percorso che potrebbe riportare la produzione di energia nucleare all’interno dei confini nazionali. L’aula della Camera dei deputati ha infatti espresso il proprio parere favorevole, approvando in prima lettura il disegno di legge delega che punta a costruire la necessaria cornice legislativa per questa importante transizione energetica. Il provvedimento ha incassato 155 voti a favore, 86 contrari e 8 astensioni, e si appresta ora a passare all’esame del Senato. L’intenzione della maggioranza è quella di licenziare il testo in via definitiva entro la stagione estiva, in modo da poter varare i decreti attuativi entro la fine dell’anno corrente. Soddisfatto del risultato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il quale ha spiegato che la politica ha iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali si punta, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio.

Il cambio di passo impresso su questo specifico provvedimento, arrivato in Parlamento lo scorso ottobre, si deve all’intervento della premier Giorgia Meloni, che ha inserito la questione atomica tra le priorità assolute della legislatura. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è quello di inserire l’energia atomica nel mix energetico nazionale per favorire lo sviluppo economico, la sovranità nazionale e l’indipendenza del Paese. Il piano strategico non prevede in alcun modo la riattivazione delle vecchie centrali che furono chiuse a seguito del referendum popolare del 1987. Uno dei principi cardine della nuova delega stabilisce la disattivazione e lo smantellamento definitivo delle installazioni ancora presenti sul territorio della penisola, fatte salve eventuali riconversioni strutturali.

La strada tracciata guarda esclusivamente al nucleare di nuova generazione, focalizzandosi su tecnologie innovative come i piccoli reattori modulari e gli impianti modulari avanzati di quarta generazione. Sulla questione è intervenuto Riccardo Zucconi, deputato di Fratelli d’Italia e relatore del provvedimento insieme ai colleghi Giampiero Zinzi, Ilaria Cavo e Luca Squeri, affermando che questo disegno di legge apre una prospettiva che deve essere affrontata senza ideologisimi artefatti e propagandistici. L’ambizione del governo è fare in modo che l’atomo arrivi a coprire una quota del fabbisogno energetico nazionale compresa tra l’11% e il 22%.

Tra le novità introdotte durante il lavoro nelle commissioni parlamentari spicca la possibilità per i singoli Comuni di autocandidarsi per ospitare i futuri impianti, ricalcando il modello già utilizzato per l’individuazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Il testo si occupa anche di formazione e informazione, prevedendo il pieno coinvolgimento delle università e degli enti pubblici di ricerca, oltre a campagne di sensibilizzazione per l’opinione pubblica, storicamente diffidente dopo i due storici no espressi nei referendum del 1987 e del 2011. Per finanziare il progetto è prevista una dotazione iniziale di 60 milioni di euro distribuiti nel triennio tra il 2027 e il 2029. Resta aperta e complessa la discussione sulla gestione delle scorie e sul deposito unico, mentre le opposizioni si mostrano molto critiche, con il Partito Democratico che chiede di spingere sulle fonti rinnovabili e il Movimento Cinque Stelle che, per bocca del leader Giuseppe Conte, invita a un approccio pragmatico concentrato principalmente sulla ricerca legata alla fusione nucleare.

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