
Intelligenza artificiale: via libera al decreto per la sicurezza e la PA
Il processo di digitalizzazione e modernizzazione delle istituzioni italiane compie un passo in avanti decisivo con il recente via libera da parte del Consiglio dei ministri al decreto legislativo di attuazione del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Il nuovo provvedimento normativo introduce una regolamentazione organica per l’ingresso delle tecnologie avanzate in ambiti cruciali della vita pubblica, spaziando dalla pubblica amministrazione al mondo della scuola, fino ad arrivare al comparto della sicurezza e dell’ordine pubblico. Proprio quest’ultimo settore rappresenta uno dei pilastri più rilevanti e discussi dell’intera riforma, poiché ridefinisce i confini operativi e gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine nell’espletamento delle loro funzioni quotidiane di controllo e prevenzione.
Le nuove disposizioni consentiranno agli agenti di polizia di avvalersi di sistemi e modelli di intelligenza artificiale come ausilio per le attività investigative e operative sul campo. La normativa stabilisce tuttavia un principio fondamentale di garanzia, basato sulla necessità di affiancare all’algoritmo una costante valutazione da parte del personale, imponendo una revisione umana qualificata sui risultati delle elaborazioni automatiche prima che queste possano produrre effetti giuridici sui cittadini. Per garantire una corretta implementazione di questi strumenti, il decreto prevede l’attivazione di percorsi formativi specifici per il personale in divisa e apre alla possibilità di siglare collaborazioni strategiche con università, centri di ricerca specialistici e soggetti privati per la sperimentazione di nuove tecnologie.
Il punto centrale del dibattito politico e sociale riguarda l’integrazione dei sistemi algoritmici con la videosorveglianza e l’identificazione biometrica remota in tempo reale nei contesti pubblici. Su questo aspetto il governo ha voluto rassicurare l’opinione pubblica per bocca del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «nessun Grande fratello generalizzato troverà spazio nell’ordinamento e sarà vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche». L’uso di tali tecnologie sarà infatti limitato a circostanze straordinarie, come la prevenzione di gravi minacce o la ricerca di persone scomparse e vittime di reati gravissimi, e richiederà sempre la preventiva autorizzazione della magistratura su richiesta del pubblico ministero al giudice delle indagini preliminari. I dati biometrici raccolti ex post dovranno essere cancellati automaticamente dopo 7 giorni, mentre i registri delle operazioni saranno conservati per cinque anni per prevenire potenziali abusi, anche se le opposizioni parlamentari continuano a esprimere forti perplessità parlando di un rischio di sorveglianza di massa.
Il pacchetto di misure introduce inoltre un severo regime sanzionatorio per chi omette di adottare adeguate misure di sicurezza e sorveglianza nella progettazione di intelligenza artificiale ad alto rischio, prevedendo pene detentive fino a otto anni in caso di pericolo per l’incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato. Viene inoltre sancito il divieto assoluto di raccolta indiscriminata di immagini dal web per alimentare banche dati e viene introdotta una semplificazione per i cittadini che subiscono danni da sistemi automatizzati, i quali potranno accedere alla documentazione tecnica godendo di una presunzione di responsabilità in caso di violazione del regolamento europeo. Al di fuori del comparto sicurezza, il decreto introduce tutele stringenti nel mondo del lavoro, vietando licenziamenti o provvedimenti disciplinari basati esclusivamente su decisioni automatizzate, e definisce la governance nazionale affidando i compiti di vigilanza e notifica all’Agenzia per l’Italia Digitale e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.