Roma, stretta del governo su smartphone e social per gli under 15

09/04/2026

Roma si interroga sul futuro digitale delle nuove generazioni mentre il governo si appresta a varare una rivoluzione che punta a riscrivere il rapporto tra infanzia e tecnologia. L’obiettivo dell’esecutivo appare chiaro e ambizioso, superando la semplice imposizione di un limite anagrafico per l’accesso alle piattaforme social. Nelle prossime settimane, Palazzo Chigi porterà in Consiglio dei ministri un provvedimento organico volto ad ampliare le tutele dei minori nell’uso dei dispositivi elettronici, un testo che nasce da fitte interlocuzioni tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri competenti. L’idea di fondo è quella di una responsabilità condivisa che coinvolga non solo i giganti del web, ma anche la catena di distribuzione, gli operatori telefonici e, soprattutto, i nuclei familiari, chiamati a garantire un accesso che sia finalmente graduale e protetto all’ambiente digitale.

Una delle novità più significative su cui si sta ragionando riguarda l’introduzione di Sim card specifiche per i minori. Non si tratterà più di semplici schede intestate ai genitori, ma di utenze dedicate che includeranno fin dal momento dell’attivazione sistemi di controllo parentale preconfigurati. Questo comporterà un onere aggiuntivo per i distributori e i rivenditori di smartphone e tablet, i quali potrebbero essere obbligati a procedere alla configurazione dei filtri già al momento dell’acquisto. Sebbene i grandi produttori internazionali abbiano già introdotto strumenti simili, il governo punta a renderli attivi di default, differenziandoli per fasce d’età. In questo scenario, le figure dei genitori assumono un ruolo centrale. Spetterà a loro richiedere l’attivazione dei meccanismi di protezione e, in caso di mancato rispetto delle nuove disposizioni, potrebbero incorrere in sanzioni amministrative pecuniarie.

Entrando nel merito delle funzioni tecniche previste dalle bozze in circolazione, il provvedimento mira a limitare l’uso dei dispositivi a funzioni essenziali per i più giovani. Per chi non ha ancora compiuto 15 anni, i servizi di messaggistica dovrebbero essere limitati ai soli contatti autorizzati, mentre il sistema dovrebbe agire in modo automatico per bloccare siti ritenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico. Una battaglia particolare viene dichiarata al fenomeno dello scrolling infinito, quel meccanismo psicologico che intrappola i ragazzi davanti allo schermo per ore: il parental control imporrà infatti fasce orarie rigide e invalicabili. Il limite dei 15 anni diverrà lo spartiacque fondamentale per l’iscrizione autonoma ai social network e alle piattaforme di condivisione video, seguendo una scia già tracciata da altri partner europei come la Grecia.

L’urgenza di questo intervento è dettata anche da preoccupanti fatti di cronaca recente, come il caso del giovane di Pescara radicalizzatosi online, che hanno evidenziato le falle di un sistema troppo aperto e poco monitorato. Per questo motivo, l’esecutivo sembra orientato a scegliere la via del decreto legge piuttosto che quella del disegno di legge governativo, bypassando i tempi lunghi della discussione parlamentare e i rallentamenti tecnici che hanno finora bloccato le proposte bipartisan già esistenti. Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è atteso a breve un faccia a faccia con le aziende del settore per limare i dettagli operativi e rendere le norme applicabili senza creare cortocircuiti burocratici. La direzione è però tracciata: la stagione del digitale selvaggio per i minori volge al termine, con Agcom chiamata a definire standard minimi vincolanti per proteggere i cittadini di domani. In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione del corpo, lo Stato prova a rimettere dei paletti necessari per preservare la salute mentale dei più fragili.

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