
Roma, nuovo Ddl immigrazione: il governo accelera sul blocco navale
L’ombra di una nuova crisi migratoria si allunga sulle coste italiane, spingendo il governo a rispolverare uno dei suoi cavalli di battaglia più identitari. A Palazzo Chigi si è svolto un vertice che ha visto riuniti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro Matteo Piantedosi e i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano. Il tema sul tavolo non è solo la gestione dell’ordine pubblico, ma una vera e propria strategia di difesa preventiva che potrebbe trasformare il concetto di «blocco navale» da semplice promessa elettorale a realtà operativa. La preoccupazione principale dell’esecutivo nasce dalle tensioni internazionali che vedono protagonista Donald Trump in un confronto sempre più serrato con l’Iran, uno scenario che minaccia di scatenare quello che gli analisti definiscono un vero e proprio tsunami di flussi migratori dal Medio Oriente, pronto a riversarsi sull’Europa nella prossima stagione estiva.
L’accelerazione chiesta dalla premier Giorgia Meloni serve a dare uno «scatto di reni» a un pacchetto sicurezza che negli ultimi mesi era rimasto in secondo piano, oscurato dal dibattito sul referendum per la separazione delle carriere e dalle crisi energetiche. Il nuovo Disegno di legge sull’immigrazione, che si appresta a sbarcare in Parlamento nei prossimi giorni, contiene disposizioni drastiche per fermare in alto mare le imbarcazioni cariche di migranti, obbligandole a invertire la rotta verso i paesi costieri limitrofi. Sebbene i dati del Viminale relativi al mese di marzo mostrino un calo degli sbarchi del trentadue per cento rispetto allo scorso anno, l’intelligence teme che la variabile impazzita della guerra mediorientale possa cambiare rapidamente le carte in tavola. Il timore è quello di vedere riattivata con forza la rotta turca, riproponendo scene simili a quelle del duemilaquindici che misero in ginocchio la tenuta politica di molti stati europei.
In questo contesto, quello che nel governo viene chiamato il «bottone rosso» rappresentato dal blocco navale diventerebbe uno strumento non solo operativo ma anche squisitamente politico. Si tratta di un dossier che tocca bacini elettorali storicamente presidiati dalla destra, utile a rilanciare la sfida verso le prossime elezioni politiche. Al tavolo di Palazzo Chigi i vertici del Ministero dell’Economia e della Ragioneria generale dello Stato hanno lavorato febbrilmente per garantire le coperture necessarie a finanziare sia il Ddl sui migranti sia il provvedimento gemello destinato alle forze dell’ordine e alla riforma della polizia locale. Quest’ultima, in particolare, prevede l’accesso dei vigili urbani ai database nazionali, una richiesta storica del settore che ha finalmente trovato l’intesa definitiva tra le diverse anime della maggioranza.
Il cambio di rotta del governo segna anche la fine della stagione dedicata alle grandi riforme della giustizia. Dopo la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere, l’agenda del ministro Carlo Nordio sembra destinata a occuparsi prevalentemente di ordinaria amministrazione e di efficienza dei tribunali, lasciando spazio a una nuova e potente campagna securitaria. Meloni e Fazzolari appaiono convinti che su questo terreno la sfida al campo largo di Conte e Schlein possa essere vinta con facilità, puntando su norme molto popolari tra il proprio elettorato. Tra queste spiccano le disposizioni «anti-maranza» contenute nel decreto legge sicurezza e le nuove tutele legali per gli agenti che finiscono sotto indagine durante l’espletamento del servizio.
Per evitare che il provvedimento si incagli nelle sabbie mobili dell’ostruzionismo parlamentare, il governo sembra intenzionato a forzare la mano. Il decreto legge sicurezza andrà in aula senza il mandato del relatore, una mossa che di fatto azzera gli oltre 1200 emendamenti presentati dalle opposizioni. Non è esclusa la posizione della fiducia, uno strumento che servirebbe non solo a blindare il testo, ma anche a verificare la compattezza della maggioranza e a stanare eventuali fronde interne, con un occhio di riguardo ai parlamentari che fanno riferimento al generale Roberto Vannacci. In un’estate che si annuncia caldissima sia sul fronte climatico che su quello geopolitico, il governo Meloni sceglie di alzare un muro digitale e navale, scommettendo tutto sulla percezione di sicurezza dei cittadini. Lo scenario di una carovana imponente proveniente da est resta un’incognita che spaventa il Viminale, dove si spera che le nuove norme possano fungere da deterrente prima ancora che da strumento di forza bruta sulle onde del Mediterraneo.