Meloni ad Algeri per il gas italiano dopo lo stop delle forniture dal Qatar

26/03/2026

La missione diplomatica di Giorgia Meloni ad Algeri si apre sotto il segno di una necessità per la sicurezza energetica nazionale. Siamo nel pieno di un 2026 segnato da un conflitto devastante in Medio Oriente che ha visto l’asse composto da Stati Uniti e Israele contrapporsi direttamente all’Iran, con ripercussioni immediate e pesantissime sulle rotte commerciali e sugli approvvigionamenti globali. La paralisi dello stretto di Hormuz ha infatti innescato una reazione a catena che ha colpito l’Italia nel suo punto più vulnerabile: la dipendenza dal gas naturale liquefatto.

L’urgenza del viaggio nella città bianca è dettata dall’improvviso vuoto lasciato da Qatar Energy, che ha dichiarato lo stato di forza maggiore interrompendo i flussi verso l’Italia a seguito dei bombardamenti che hanno colpito l’importante impianto di Ras Laffan. Per il governo italiano si tratta di una vera e propria emergenza numerica, dato che da Doha arrivava circa l’11% del fabbisogno nazionale, una quota che ora va sostituita rapidamente per evitare shock economici insostenibili. In questo scenario di estrema incertezza, con i mercati energetici che oscillano freneticamente a causa delle dichiarazioni di Donald Trump e delle notizie dal fronte, l’Algeria torna a essere l’interlocutore fondamentale. L’obiettivo della premier è quello di trasformare un rapporto già solido in una blindatura decennale, cercando di estendere i contratti attuali tra Eni e Sonatrach, portandone la scadenza dal 2027 a un orizzonte molto più lontano.

Durante i colloqui con il presidente Abdelmadjid Tebboune, Meloni ha messo sul tavolo il Piano Mattei come strumento di cooperazione strutturale, offrendo nuovi investimenti in cambio di una maggiore quota di estrazione e fornitura. Non si tratta di un’operazione semplice, poiché la contrazione dell’offerta globale ha reso il gas un bene sempre più costoso. Le indiscrezioni che filtrano dagli ambienti finanziari suggeriscono che per assicurarsi le scorte aggiuntive l’Italia dovrà accettare un aumento dei prezzi compreso tra il 15 e il 20%. Tuttavia, la disponibilità algerina sembra aver sminato il terreno per le future trattative tecniche che vedranno protagonista l’Eni. Al termine del vertice, il presidente Tebboune ha espresso parole di grande rassicurazione per il nostro Paese: «C’è la disponibilità dell’Algeria a rispettare tutti gli impegni come partner strategico ed affidabile».

Questa promessa solenne rappresenta una garanzia essenziale per evitare che il gas algerino possa essere dirottato verso altri acquirenti internazionali pronti a offrire cifre superiori. La strategia italiana punta ora a rafforzare la presenza nel settore dell’offshore e dell’ocean gas, cercando di sfruttare nuovi giacimenti che possano compensare l’ammanco qatariota. Come sottolineato dalla stessa presidente del Consiglio durante la conferenza stampa congiunta, l’obiettivo è lavorare su nuovi fronti per incrementare i flussi costanti verso le coste italiane. Meloni ha voluto ribadire il legame profondo tra le due nazioni: «Italia e Algeria si sono date una mano tante volte e ognuna c’è stata per l’altra nel momento del bisogno». In un mondo dove la geografia dell’energia viene riscritta dalle bombe e dalle crisi diplomatiche, l’asse Roma-Algeri si conferma come un pilastro capace di garantire un briciolo di stabilità, in un passaggio cruciale per l’autonomia energetica dell’Italia.

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