
Rocca Cencia, i residenti sventano un nuovo insediamento abusivo
Le strade del quadrante est della Capitale, e in particolare l’area di Rocca Cencia, sono tornate al centro dell’attenzione per un episodio che sottolinea la persistente tensione tra il ripristino della legalità e i tentativi di occupazione abusiva del suolo. In via Arzachena, una zona già nota alle cronache per le importanti operazioni di sgombero avvenute nel recente passato, la quiete è stata interrotta dal passaggio insolito di un mezzo pesante che trasportava una vera e propria casa prefabbricata. Il transito della struttura non è passato inosservato agli occhi dei residenti del quartiere, i quali conservano ancora vivo il ricordo della vasta operazione condotta nell’ottobre del 2025. In quell’occasione, le autorità avevano proceduto alla demolizione di due ville abusive dove erano state rintracciate ventuno persone, tra cui numerosi minori, mettendo fine a un insediamento che durava da tempo.
La reazione della comunità locale è stata immediata: il timore che quel carico potesse rappresentare l’inizio di un nuovo insediamento illecito ha spinto i cittadini a contattare tempestivamente i Carabinieri della stazione di Tor Bella Monaca. L’intervento dei militari ha confermato la fondatezza dei sospetti. Dagli accertamenti svolti sul posto è emerso che l’immobile apparteneva a una donna già nota alle forze dell’ordine, intenzionata a posizionare la struttura su un terreno agricolo di sua proprietà nonostante la totale assenza di permessi o autorizzazioni edilizie. Grazie alla prontezza della segnalazione e al rapido dispiegamento dei militari, la casa mobile è stata intercettata prima che potesse essere scaricata, costringendo il trasportatore a fare inversione di marcia e ad abbandonare l’area di via Arzachena.
Sulla vicenda è intervenuto con decisione Nicola Franco, presidente del VI Municipio, il quale ha voluto rimarcare la gravità del tentativo di rientro da parte di soggetti già allontanati in precedenza. Franco ha evidenziato come le persone coinvolte siano riconducibili a quegli stessi gruppi che avevano occupato le ville demolite l’anno scorso. Oltretutto, alcuni membri della famiglia interessata, i Komarov, sono stati collegati a fatti di sangue che hanno scosso l’opinione pubblica, come l’omicidio del giovane Alexandru Ivan avvenuto nel gennaio del 2024.
L’amministrazione municipale ha inoltre sollevato preoccupazioni riguardo alla natura intimidatoria di certi comportamenti, ricordando episodi passati in cui erano emerse minacce dirette verso le istituzioni cittadine. Secondo quanto riportato da Franco, «la casetta avrebbe dovuto ospitare quei sinti che, poco dopo le demolizioni, avevano postato una foto di sé con un fucile con minacce non troppo velate rivolte al sindaco di Roma». Questo dettaglio trasforma un semplice abuso amministrativo in una questione di ordine pubblico prioritaria, giustificando la linea di massima fermezza adottata dal prefetto di Roma Lamberto Giannini. La vigilanza costante era stata infatti raccomandata durante i vari Comitati per l’Ordine e la Sicurezza proprio per evitare che il territorio venisse nuovamente sottratto al controllo statale attraverso tattiche di rientro graduale.
Il successo dell’operazione è stato attribuito alla sinergia tra le istituzioni e una cittadinanza sempre più vigile e collaborativa. Il presidente del municipio ha voluto elogiare l’operato del luogotenente Giovanni Villanucci e dei suoi uomini, sottolineando che il modus operandi dei gruppi abusivi consiste spesso nel tornare silenziosamente per impadronirsi nuovamente degli spazi una volta calata l’attenzione mediatica. «Finalmente i cittadini hanno capito che lavorare insieme e vigilare insieme è essenziale, collaborando in sinergia con le istituzioni e le forze dell’ordine», ha concluso Nicola Franco. Questo episodio dimostra come la difesa del territorio passi necessariamente attraverso un monitoraggio costante che non ammette distrazioni, specialmente in aree periferiche dove la legalità deve essere riaffermata quotidianamente.