
Roma, allerta anarchica dopo la tragedia di via delle Capannelle
La Capitale si ritrova immersa in un clima di profonda inquietudine all’indomani del drammatico evento consumatosi in via delle Capannelle, dove un casolare abbandonato è diventato il teatro di una deflagrazione fatale. Le vittime, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, non erano semplici occupanti di fortuna, ma figure note della galassia anarchica, la cui scomparsa ha innescato una reazione immediata e vibrante nei circoli insurrezionalisti di tutta Italia. Il cordoglio espresso dai militanti non si è limitato a un addio privato, ma ha assunto i toni di una vera e propria rivendicazione politica, definendo i due come compagni caduti sul campo. In un comunicato sottoscritto dai circoli di Foligno, Carrara, Cagliari e della stessa Roma, si legge chiaramente la natura del loro legame: «I due anarchici rinvenuti morti dopo il crollo di un casolare a Roma, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni». Queste parole caricano di una valenza ideologica un incidente che la Digos sta ora analizzando sotto la lente del terrorismo, sospettando che l’ordigno in fase di assemblaggio fosse destinato a obiettivi sensibili come la rete ferroviaria o strutture delle forze dell’ordine situate nel limitrofo Polo Tuscolano.
La tensione è alimentata anche dalla vicinanza di scadenze cruciali per il movimento, in particolare quella del 4 maggio, data in cui scadrà il regime di 41 bis per Alfredo Cospito, attualmente detenuto a Sassari. La possibilità di un rinnovo del carcere duro per altri due anni agisce come un catalizzatore per il risentimento della galassia anarchica, che vede nella morte di Ardizzone e Mercogliano un ulteriore motivo di mobilitazione. La retorica del conflitto è esplicita nelle dichiarazioni dei gruppi di sostegno, che non esitano a parlare di uno stato di belligeranza permanente: «Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra». Questa visione guerresca della lotta politica mette in massima allerta gli uffici investigativi, che temono una deriva violenta o atti di rappresaglia in concomitanza con le autopsie e i futuri funerali dei due giovani.
Le indagini condotte dalla Digos all’interno dell’abitazione dei due anarchici hanno portato al sequestro del cosiddetto materiale d’aria, ovvero documenti e testi che, sebbene non forniscano prove dirette sulla destinazione specifica della bomba del 19 marzo, delineano un quadro ideologico estremamente radicale. Tra i libri rinvenuti spiccano quelli sulla storia del simbolo dell’anarchia e sulla filosofia di Tomás Ibáñez, elementi che suggeriscono una profonda immersione nella dottrina insurrezionalista. La figura di Sara Ardizzone, in particolare, emerge per la sua coerenza granitica; già imputata e poi assolta nel processo Sibilla nel 2025, aveva espresso con fermezza la propria autonomia decisionale davanti ai giudici, dichiarando: «Io non prendo ordini né li do: né da nessuno né a nessuno. Agisco rispondendo solo alla mia coscienza che non ha parametri d’interesse né di vantaggi e che rimane l’unica voce che io possa ascoltare». Questa indipendenza intellettuale e operativa sembra aver caratterizzato l’ultima, fatale azione della coppia.
Il calendario delle prossime settimane si presenta dunque particolarmente critico per l’ordine pubblico nella Capitale. Prima ancora degli appuntamenti strettamente anarchici previsti per aprile, come l’assemblea del 10 e la manifestazione del 18, Roma dovrà affrontare il corteo del 28 marzo in sostegno della manifestazione di Torino contro la chiusura del centro sociale Askatasuna. Sebbene quest’ultimo evento non appartenga formalmente alla galassia anarchica, si prevede la partecipazione di circa 10mila persone appartenenti a diverse frange dell’antagonismo, creando un mix potenzialmente esplosivo di istanze sociali e risentimento politico. Gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per identificare eventuali fiancheggiatori che possano aver supportato la coppia nella preparazione dell’attentato fallito, cercando di prevenire che la sete di vendetta evocata sui canali social possa tradursi in nuove e pericolose iniziative sul campo.
M.M.