
Roma, bomba anarchica: mappate le stazioni di bus e metro della Capitale
L’inchiesta sulla deflagrazione che ha squarciato il silenzio del Parco degli Acquedotti sta assumendo i contorni di una vera e propria operazione di intelligence su larga scala, con gli agenti della Digos che non si limitano a studiare i resti della “pentola a pressione” al nitrato di ammonio costata la vita ad Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. L’obiettivo ora è ricostruire la ragnatela di contatti che ha permesso a due militanti esperti di muoversi indisturbati nel quadrante sud-est della Capitale, pronti a colpire obiettivi sensibili con un ordigno poco stabile ma potenzialmente devastante.
Per ricostruire gli spostamenti della coppia, gli investigatori stanno procedendo con una mappatura millimetrica delle telecamere a lungo raggio, cercando schemi di movimento ricorrenti piuttosto che semplici volti. Sotto la lente d’ingrandimento sono finite le stazioni nevralgiche della mobilità cittadina come Anagnina, Tuscolana e Cinecittà, dove i due militanti legati alla galassia di Alfredo Cospito potrebbero aver lasciato tracce involontarie. Parallelamente, l’analisi dei documenti sequestrati nel loro appartamento promette di svelare scenari finora ignorati, legati forse a una rete di supporto logistico molto più vasta di quanto inizialmente ipotizzato dagli inquirenti.
Resta il grande interrogativo su quale fosse l’obiettivo finale della bomba, un punto che il Comitato di analisi strategica antiterrorismo sta cercando di chiarire analizzando i luoghi di interesse anarchico situati nelle vicinanze del parco. Tra i bersagli più probabili figurano lo snodo ferroviario del quadrante sud-est, il polo Tuscolano della Polizia di Stato e una caserma dei Carabinieri posizionata a breve distanza dal luogo del confezionamento. Tuttavia, non viene esclusa la pista di un atto dimostrativo eclatante legato ai prossimi appuntamenti referendari, un’azione volta ad alzare l’asticella dello scontro diretto con le istituzioni democratiche.
Mentre la polizia scientifica scava tra le macerie della casa cantoniera, un nuovo fronte di tensione si è aperto nel quadrante opposto della città con la comparsa di scritte in vernice nera all’ingresso della stazione Metro B Marconi. Messaggi come «La vendetta sarà terribile», «Fuori tutti dalle galere» e «No al 41 bis» confermano che il clima all’interno delle frange estremiste è ai massimi storici e che la morte di Mercogliano e Ardizzone viene già utilizzata come pretesto per alimentare nuove minacce. Le autorità restano in stato di massima allerta, consapevoli che la base militante sembra intenzionata a trasformare questo incidente in un nuovo capitolo della loro guerra dichiarata allo Stato.
M.M.